La mostra dedicata alla Metafisica italiana e ai suoi sviluppi e implicazioni all'interno del variegato e ancora abbastanza inestricabile coacervo della cultura artistica del periodo compreso fra le due guerre ha, dal punto di vista istituzio nale, un significato non trascurabile. Con la rassegna, che coinvolge. Ferrara e Bologna, città proponenti l'indagine attraverso le rispettive gallerie comunali d'arte moderna, si è realizzato un coordinamento effettivo e soprattutto organi co fra istituzioni che fino a questo momento avevano svolto attività sostanzial-mente separate pur operando in un contesto socialmente e politicamente omo-geneo.

L'intervento della Regione Emilia Romagna, che ha patrocinato la rassegna contribuendo in gran parte al suo finanziamento e alla sua realizzazione, va considerato non soltanto come gesto di sostegno o di pubblico mecenatismo, ma come un atto di politica culturale che prefigura le forme di un corretto rap-porto fra istituzioni della regione condotte ad operare secondo pianificazioni non casuali della ricerca, ma anche in piena autonomia. Di qui la salvaguardia della specificità dell'intervento che per quel che riguarda Ferrara ha giustifica-zioni storiche non discutibili e, per quanto concerne Bologna, ne ha di altrettan-to legittime sul piano della ricerca più arrischiata e della proposta aperta. Di qui, anche, il rispetto della pluralitá dei contributi, sottolineato dalla presenza attiva e responsabile degli studiosi dell'Università giunti a collaborare con le isti-tuzioni degli enti locali. Voglio dire che, aprendosi prospettive assai ampie all'intervento delle Regioni nel settore delle attività culturali e, più specifica-mente, in quello dell'arte, il modello proposto con questa iniziativa sembra cor-rispondere nel modo più soddisfacente alle esigenze indicate dal legislatore in te

ma di deleghe di poteri alle Regioni. Comunque la si veda, la mostra costituisce un punto d'incontro fra le forze ope ranti in quel che si definisce il territorio dalle istituzioni all'Università, ai sin-goli studiosi - e la più ampia realtà nazionale a cui, ovviamente, s'allarga il «ter-ritorio della cultura» geograficamente non definibile e tanto meno delimitabile attraverso confini di giurisdizione.

All'indagine in corso sono stati chiamati a collaborare enti, istituzioni e intellet-tuali di diverse discipline operanti nel nostro paese. Studi particolari su aspetti del periodo considerato trovano ora un punto di verifica, certo ancora proble matico, ma anche sollecitante. Non è infatti possibile, oggi, concepire una rasse gna che porti al pubblico testimonianze, poniamo, soltanto artistiche o soltanto estetiche, anche se all'arte e alla estetica viene dato qui risalto particolare. II concetto di «metafisica», del resto, è, ed è stato, fra i più diffusi, fra i più pro-blematici e fra i meno studiati in relazione alla storia concreta quale si è venuta costruendo attraverso l'azione degli artisti, degli uomini di teatro, di cinema, di lettere, degli operatori e inventori di un «gusto che ha finito per caratterizzare l'epoca di cui le rassegne di Ferrara e di Bologna riflettono momenti che ci sono sembrati significativi ben oltre i limiti delle singole, specifiche discipline.

Franco Solmi