Nella foltissima schiera dei manifesti

apparsi fra il '39 e il '45 a incitare,

persuadere, minacciare il mondo in guerra, Mario De Micheli ha scelto 90 I più significativi della produzione di tutti i paesi implicati nel conflitto. Partendo dal fatto grafico, il suo saggio risale alla realtà storica, politica, culturale e sociale di ciascuna delle forze in gioco per ritrovare le ideologie, I temi, gli avvenimenti di un momento centrale della vicenda contemporanea. Il materiale è stato suddiviso innanzitutto in due campi » fondamentali: quello alleato e quello nazi-fascista. Una distinzione elementare, affidata principalmente alle opposte ragioni dello scontro, II manifesto è in entrambi i casi strumento di propaganda e di persuasione, ma mentre quello alleato nella sostanza si basa su una verità storicamente accertata, su una motivazione di valori civili e umani di portata universale, il manifesto fascista e nazista si basa invece sul vuoto, o meglio sul << contrario di quanto le immagini si sforzano di dimostrare, cioè sull'esatto rovescio dei valori e delle motivazioni presenti nel manifesto alleato. Un'altra linea di demarcazione è data dalla destinazione dei manifesti: quelli del fronte interno presentano temi (rafforzamento del morale dei civili, incremento della produzione bellica, condanna del disfattismo, ecc.) del tutto differenti da quelli rivolti direttamente contro il nemico per indicarne la viltà, la ferocia, la debolezza.

Dopo il retorico classicismo, il volgare naturalismo del manifesto hitleriano e fascista De Micheli individua l'efficacia concreta e priva d'enfasi della produzione inglese, il realismo epico-popolare messicano, la varietà espressiva della grafica americana, la fiacca presenza del manifesto nella Francia occupata, lo stile satirico e grottesco dei migliori cartellonisti sovietici. Dalla sequenza spettacolare, dall'evidenza delle immagini scaturisce un ammonimento che non può essere frainteso,