È convinzione profonda di Ilya Prigogine, premio Nobel per la chimica nel 1977, che la nostra epoca stia vivendo una rivoluzione scientifica di portata non dissimile da quella del periodo galileiano. Espressione tipica di questa rivoluzione non sarebbero tuttavia eventi clamorosi come la scoperta dei quark o delle pulsar, né lo straordinario progresso della biologia molecolare: il rivolgimento sarebbe meno appariscente ma ben piú pro-fondo, perché da una parte si lascerebbe alle spalle come ormai insostenibile il punto di vista classico della scienza, da sempre impegnata a descrivere dall'esterno un mondo senza tempo al quale noi non apparteniamo; e dall'altra tenderebbe a superare la convin-zione secondo la quale «microscopico» è sinonimo di «semplice».

Proprio l'inattesa complessità del micro-scopico - rivelata dalle interazioni, dal decadimento, dalla produzione artificiale delle particelle elementari - ha dato rilievo all'elemento tempo nella descrizione fisica. Accanto al tempo astronomico associato per esempio al moto o al succedersi del giorno e della notte, si è venuta delineando l'esistenza di un secondo tipo di tempo, il «tempo interno», che non è piú semplice parametro della meccanica classica ma un operatore, ed ha un significato completamente diverso.

Il nostro universo appare dunque sempre piú lontano dalla staticità in cui lo voleva la descrizione classica. Negli infiniti sistemi lontani dall'equilibrio di cui è composto l'universo, hanno luogo innumerevoli processi dinamici, alcuni reversibili, altri irreversibili, da cui evolvono strutture elaborate che sembrano sempre piú facilmente trovar posto in un quadro unificato i cui contorni vanno preci-sandosi con il procedere della ricerca.

Secondo quest'ottica nuova, in cui il tempo è dotato di una «freccia» («Tutti invecchiamo insiemel E nessuno ha ancora osservato una stella che segua la sequenza principale al rovescio») e l'entropia cresce