Due decenni dopo il conflitto, un generale franchista confessava: "Tutti noi dovremmo provare vergogna". Aveva ragione: la guerra civile fu un orrore ripetuto infinite volte. Dopo circa settant'anni, i crimini e i deliri collettivi dei combattenti della Repubblica (i "rossi") e dei ribelli del 1936 (i "fascisti") sono stati denunciati, raccontati, legittimati o condannati, ma talvolta occultati, cosí che ancora oggi emergono rivelazioni di massacri a lungo dissimulati. Quando le si considera con attenzione, le giustificazioni non reggono, e meno ancora quelle della repressione seguita alla fine della guerra. L'accanimento della lotta può spiegare gli episodi piú sanguinosi, ma non può essere invocato per rendere conto delle esecuzioni capitali che si svolsero per tanti mesi, addirittura per dieci anni o di piú, dopo il conseguimento della vittoria. Non si devono tuttavia dimenticare o minimizzare le responsabilità dei combattenti della Repubblica, in particolare dell'estrema sinistra, nell'aver scatenato la tragedia, anche solo per cedere alla moda o porsi in sintonia con lo spirito del tempo. La storia non sa che farsene del "politicamente corretto">.