COME TITOLO 200 SEMI DI MAIS OTTOFILE 100 ROSSO E 100 BIANCO spedizioni tracciate con posta 1 MAIS OTTOFILE bianco 2025 Il mais “ottofile” è chiamato così dal numero di file di chicchi, otto appunto, sul tutolo della pannocchia. Era detto anche “meliga del re” perchè il Re Vittorio Emanuele II lo apprezzava in modo particolare. Il chicco è cuoriforme, piatto, liscio e lucido. ll colore va dal bianco, giallo, arancio e rosso. Ma la resa non è elevata. Il raccolto è piuttosto tardivo e resiste bene anche alla siccità. Se prodotto in pianura dove si può irrigare la sua resa aumenta molto. Con l’arrivo in Italia di mais ibridi americani, a resa doppia ma di qualità inferiore, questa varietà autoctona è stata abbandonata rimanendo ad appannaggio solo di qualche vecchio e appassionato contadino . La macinazione a pietra esalta le caratteristiche organolettiche del cereale lasciando nella farina tutte le parti di cui è composto il chicco. Di fondamentale importanza è coltivare questa varietà lontano da altri mais, per evitare impollinazioni incrociate che ne potrebbero compromettere la purezza. Oggi il mias ottofile bianco è la varietà a maggior rischio di estinzione. lunghezza spiga: circa 19 cm diametro spiga: 30 mm forma spiga: cilindrica numero ranghi: 8 tipo di granella: semivitrea colore della corona della cariosside: bianca colore del dorso della cariosside: bianca colorazione del tutolo: bianco Solitamente il mais bianco ottofile è indicato per pizze, focacce, impanatura polente il mais giallo otto file è indicato per polenta il mais arancio otto file è indicato per biscotti il mais rosso otto file è indicato per biscotti e dolci Mais ottofile rosso Presìdio Slow Food pannocchie raccolte nel 2023 Il mais “ottofile” è chiamato così dal numero di file di chicchi, otto appunto,sul tutolo della pannocchia. Ottofile rosso viene definito “mais del Re” in quanto fu Re Vittorio Emanuele II ad imporne la semina. Con l’arrivo in Italia di mais ibridi mericani, a resa doppia ma di qualità inferiore, questa varietà autoctona è stata abbandonata rimanendo ad appannaggio solo di qualche vecchio contadino caparbio delle alte Langhe. Oggi ritroviamo la farina gialla delle ottofile miscelata ad altre varietà di “meliga” (marano, pignolet e quarantina) presso irari mulini che nelle Langhe eseguono ancora la macinatura a pietra. Lamacinazione a pietra esalta le caratteristiche organolettiche del cerealelasciando nella farina tutte le parti di cui è composto il chicco. Di fondamentale importanza è coltivare questa varietà lontano da altri mais, per evitare impollinazioni incrociate che ne potrebbero compromettere la purezza.