La Cremazione. Torino, Tip. A. Baglione, 1898. In-16° (cm 19,3), pp. 40. Testatine, capolettera e finalini. Con 4 illustrazioni n.t. raffiguranti aberranti decomposizioni da inumazione. In quarta di copertina, Prospetto del Tempio Crematorio di Torino. Dall’indice: La Cremazione in Italia, a Torino, all’estero; La Cremazione e l’Igiene; La cremazione e la Religione dei Morti; La Cremazione e i Pregiudizi. In buone condizioni. Raro.
Alla memoria «di quelle tante vittime dell’Inquisizione, che dalla sacerdotale intolleranza venivano vive condotte sul rogo, adottando come estremo supplizio quello che oggi la scienza, sotto altre forme, lotta per far accettare come una delle sue più nobili conquiste. Giordano Bruno, Arnaldo da Brescia, Girolamo Savonarola, Cecco d’Ascoli, che si spensero tra le fiamme, lasciarono pur tuttavia di loro indelebili tracce, ed il fumo, che sprigionavasi da tali roghi spargendosi sulla terra, portò il retaggio della loro grandezza ed affidò alle future generazioni il compito di rivendicarne e celebrarne la gloriosa memoria»
Il movimento cremazionista in Italia
Nel 1874–1876, l’Italia vide il consolidarsi di un movimento che portò la cremazione da pratica teorica a istituzione organizzata. La cremazione rappresentava un conflitto ideologico fra due visioni della morte: una ecclesiastica, una laica. Il presente libello, edito a Torino nel 1898, testimonia il momento di piena affermazione di quella che i contemporanei percepivano come una “ardita riforma”, sostenuta da società filantropiche, professionisti medici e dalle logge massoniche che videro in essa uno strumento cruciale di laicizzazione della cultura italiana.
Gli elementi fondamentali del paradigma cremazionista in Italia erano tre. Innanzitutto, l’intento critico-ideologico portato avanti dalla massoneria: laicizzare la scienza, sottraendo la conoscenza della realtà naturale a ogni riferimento metafisico-religioso. In secondo luogo, l’enfasi sull’aspetto medico-igienico della cremazione, con massiccia partecipazione di medici massoni alle società cremazioniste. Terzo, l’utilizzo propagandistico della cremazione come strumento di battaglia culturale fra massoneria e Chiesa cattolica, nel medesimo periodo in cui lo Stato italiano definiva i propri codici sanitari.
La cremazione non era meramente una questione tecnica. Le società cremazioniste, nate a Milano nel 1876 immediatamente dopo la cremazione di Alberto Keller (industriale che aveva disposto nel testamento di farsi cremare), si diffusero rapidamente a Torino nel 1882, a Cremona, Udine e altre città italiane, spinte da una rete fra massoni, medici positivisti e intellettuali democratico-radicali. A Torino specificamente, la società cremazionista nacque da un’iniziativa del finanziere Cesare Goldman, che nel 1881 raccolse oltre tremila firme di cittadini per chiedere al Comune la cessione di un terreno e un contributo per la costruzione del crematorio.
Nel 1882 fu costituita la Società di cremazione torinese, con a capo il deputato e senatore Ariodante Fabretti (insigne archeologo) e come segretario Luigi Pagliani, professore d’Igiene all’Università di Torino, fondatore della “Rivista d’Igiene e Sanità Pubblica” e ispiratore delle riforme sanitarie del primo governo Crispi.
Il presente libello, così, rappresenta un documento contemporaneo al consolidamento definitivo del paradigma cremazionista italiano, redatto circa due decenni dopo i fatti fondativi del movimento. La sua prospettiva è quella di un momento storico in cui la cremazione, da rivendicazione laica marginale, era ormai divenuta pratica stabilita e organizzata, sostenuta da istituzioni, società civili e da una rete capillare di società dedicate.
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