GHISLANDI (o GISLANDI) ANTONIO
Opus aureum ornatum omni lapide precioso ... super evangeliis totius anni
secundum usum Romane Curie et Ordinis fratrum predicatorum ...
TORINO
s.n.t (ma Giovanni da Castiglione)
1507
Un volume in folio (cm. 27 x 19,5) di carte (4), CCVIII; CXXXI, (1 bianca). In questo esemplare
le quattro carte preliminari (contenenti un frontespizio stampato in rosso, una lettera e l'indice
dell'opera) provengono da altro esemplare e sono state inserite in fine al volume.
Nel testo moltissime iniziali xilografiche.
Legatura posteriore (del 600 o del primo 700) in piena pergamena, con il titolo impresso in oro su
tassello in pelle applicato al dorso liscio; i tagli colorati; presenta alcuni restauri (vedi le foto).
Internamente esemplare ben conservato, salvo che per la brunitura del frontespizio e di alcune carte
all'inizio del volume; le carte preliminari (qui inserite in fine) provengono da un altro esemplare e sono
state restaurate e in parte rimarginate, e presentano segni di usura e macchie. Strappo all'angolo inferiore
esterno di carta IX della seconda parte anticamente restaurato. La seconda carta preliminare profes-
sionalmente facsimilata.
Prima edizione, molto rara sul mercato antiquario.
Pregiata edizione originale di quest'opera del domenicano Antonio de Ghislandis, originario di Giaveno
e inquisitore a Torino; essa ebbe notevole successo, e fu più volte ristampata fino a tutto il 600, anche
all'estero con edizioni a Lione, Parigi e Madrid.
Il testo é preceduto da versi encomiastici degli umanisti piemontesi Domenico Macaneo e Giovanni
Tommaso Sertorio, e da una lettera di dedica dell'autore al vescovo di Torino Ludovico della Rovere.
Si tratta di una approfondita esegesi del Vangelo con l'interpretazione di oltre ottomila "dubbi" ,
che vengono sistematicamente illustrati secondo una quadruplice interpretazione del testo biblico, e
precisamente " hystorice ... allegorice ... tropologice ... e anagocice".
I due colophon del libro non indicano il nome dello stampatore, ma secondo il Norton, esso sarebbe stato
realizzato con i torchi di Giovanni (detto anche Giovanneto) da Castiglione, tipografo attivo soprattutto
a Milano, ma anche a Torino, dove l'anno precedente aveva pubblicato un'altra operetta del Ghislandi.
Adams G - 574; IT\ICCU\TO0E\016162; Bersano Begey, Le cinquecentine piemontesi, I, 291; Carbonelli, 146;
Norton, Italian Printers 1501 - 1520, p.121.
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