FLOS

LUMINATOR ROSSO

 

DESCRIZIONE: Lampada da terra a luce indiretta. Stelo e gambe del treppiede in metallo verniciato. Compasso d’Oro 1955. Luminator è esposto alla mostra permanente del Metropolitan Museum of Modern Art’s (MOMA) di New York.

DESIGN: Achille and Pier Giacomo Castiglioni.

ANNO DI PROGETTAZIONE: 1954.

DIMENSIONI:  Diametro del treppiede cm 60 - Altezza cm 189.

SORGENTE LUMINOSA: Reflector 125 massimo 105W (non inclusa).  

COLORE: Rosso.

 "Si può dire che Luminator è na­to appositamente per il Compasso d'Oro del 1955, o meglio è scaturi­to come nostra risposta alla do­manda di una 'forma dell'utile' per l'industria italiana sollecitata dal famoso premio indetto, solo l'an­no prima, dalla Rinascente - di­chiara Achille Castiglioni a "Domus" in una intervista del 1995 -. Per partecipare al concorso l'oggetto doveva essere in produzio­ne, ma ci rendemmo conto, abba­stanza in ritardo, che non c'erano aziende preparate a questo tipo di estetica e di industrializzazione, perciò ci trovammo a realizzare questo prodotto con una piccola azienda, la Gilardi & Barzaghi. Mi ri­cordo che oltre al pratico sistema, utile per l'imballaggio e la spedi­zione, per cui le gambe si poteva­no svitare e riporre in appositi in­serimenti all'interno del fusto, una novità particolare era la nuova gamma di colori che ravvivava l'oggetto lampada. Luminator, che poi vinse il Compasso d'Oro nel 1955, aveva tutte le caratteristiche per entrare in una produzione di serie, ma solo due anni dopo la Gi­lardi & Barzaghi chiudeva la sua attività. Per quanto riguarda il bre­vetto [brevetto n. 56927, registrato il 16 settembre 1955 alle ore 13,43], mi ricordo che l'idea di bre­vettare questo apparecchio ci ven­ne soprattutto per tutelarci in qual­che modo dalla Rinascente, della quale non avevamo capito bene quale rapporto intendesse tenere con i progettisti vincitori del pre­mio: bisogna considerare che a quell'epoca il designer pratica­mente non aveva alcuna garanzia. Questa lampada, che venne pre­sentata nel nostro allestimento al­la mostra per la casa di villa Olmo a Como nel 1957, venne successi­vamente prodotta con accordi amichevoli, da Paolo Tilche con la Arform, e questo sino a quando la Flos, con qualche leggera modifi­ca, ha deciso di metterla nella sua collezione. Credo di non sbagliar­mi se dico che fino ad oggi il nostro Luminator [...] è stato prodot­to (prima dell'intervento Flos) in non più di 300 pezzi. I commenti li trovo superflui". L'idea del Lu­minator è suggerita dall'utilizzo della lampadina a calotta argen­tata, da poco immessa sul merca­to: rivolta a soffitto, permette di schermare la luce lateralmente, per proiettare l'intero flusso di emissione luminosa verso la parte superiore. Il riflettore metallico fi­no ad allora utilizzato nel "tipo" della lampada da terra a luce in­diretta, già diffuso nel decennio degli anni trenta (si ricordi, ad esempio, l'omonimo apparecchio di Luciano Baldessari del 1926 e so­prattutto quello di Pietro Chiesa per Fontana Arte del 1933), diven­ta così inutile. Realizzato con un numero ridotto di elementi assemblabili, l'apparecchio illumi­nante si trasforma in un semplice e funzionale supporto della fonte luminosa. Un tubo in alluminio del diametro minimo necessario per contenere il portalampada, stabi­lizzato da un esile treppiede me­tallico, sostiene la sorgente. Tale involucro, oltre a diventare il con­tenitore per il trasporto della base di appoggio, racchiude lo stelo del conduttore e l'interruttore (sosti­tuito nelle produzioni recenti dal varialuce esterno). Nell'esile inset­to a tre gambe, dal capo luminoso, si condensa l'abilità dei progettisti di ridurre a minima forma l'appa­recchio illuminante, facendo della sorgente luminosa il centro di una sc