Appresso i Giunti
1625
Un volume in quarto (cm.21 x 14,5) di
Pagine (16), 236, (4; l'ultima carta é bianca).
Stemma del Cardinale de Medici al frontespizio inciso in xilografia; tutte le pagine entro una cornice formata da fregi tipografici; iniziali
xilografiche e fregi tipografici nel testo; a pagina 236 l'immagine xilografica di un porcellino; a verso dell'ultima carta grande marca
tipografica giuntina.
ELEGANTE LEGATURA sei-settecentesca in piena pelle radicata, con il dorso a cinque nervi decorato con filetti a secco e in oro;
il titolo impresso in oro su un tassello di pelle rossa; tagli colorati di rosso; sguardie in carta policroma a volute; segnacolo in seta
verde.
COLLAZIONATO COMPLETO.
OTTIMO ESEMPLARE con ampi margini; lieve brunitura più marcata su alcuni fascicoli (vedi le foto).
Seconda edizione di questo poema eroicomico (la prima era stata pubblicata nel 1618 sempre presso i Giunti di Firenze) scritto dal
Bracciolini per divertire e per divertirsi, sfruttando il racconto mitologico per mettere in parodia le mode classicheggianti di altri autori
suoi contemporanei.
La indiscussa facilità e vivacità nel verseggiare che va riconosciuta al Bracciolini, non riesce peraltro a cancellare la sensazione di
sostanziale vacuità provata dal lettore moderno.
Francesco Bracciolini (1566-1645) illustre letterato pistoiese, legò i suoi destini e le sue fortune a quelli della casa Barberini;
gli fu addirittura concesso di aggiungere al suo cognome la designazione di "Dell'Api", e di inserire il simbolo delle Api
barberiniane nel suo stemma. Fecondo poeta e letterato, scrisse quest'opera nel periodo in cui meditava di dedicarsi alla
carriera ecclesiatica.
Gamba, 1816;Camerini, II, 390; Piantanida 2888; Michel-Michel I, 208.
LIBRO PROVENIENTE DALLA MIA COLLEZIONE PERSONALE DI FAMIGLIA
SPEDIZIONE TRACCIABILE GRATUITA (in Italia)