MAURO GIARRIZZO,

La legislazione scolastica nel Regno d’Italia e la situazione nella Provincia di Noto, Libreria Editrice Urso, Collana “Mneme” n. 32, Avola 2011, formato cm 16x22, pagine 200, Euro 18,00 – ISBN 9788896071328

 

PREFAZIONE
Il presente libro potrebbe apparire una delle tante storie della scuola italiana di solito caratterizzate da un taglio squisitamente pedagogico. L'Autore, invece, cosciente del fatto che non può esistere una storia della scuola parallela alla Storia con la S maiuscola, ha voluto caratterizzare il suo lavoro di ricerca basandosi sull'assunto che la scuola italiana è il risultato di una storia lunga e complessa, le cui radici più recenti sono rintracciabili nelle vicende che hanno portato all'unità nazionale e, successivamente, alla visione che la classe politica e i vari legislatori hanno avuto della scuola stessa. Dove può essere letta, riassunta, la Storia d'Italia se non nella scuola? È proprio tra i banchi che è andata formandosi la cultura del nostro popolo e sono state forgiate le leve dello sviluppo del nostro Paese. Una Storia, dunque, che fa parte della Storia e che rappresenta il frutto del dibattito sulla scolarizzazione connessa al problema del controllo sociale e del travaglio di lunghe ed estenuanti mediazioni tra chi riteneva che insegnare a leggere e scrivere al popolo era cosa del tutto inutile in quanto lo avrebbe distolto dalla tradizione e chi pensava che l'alfabetizzazione del popolo avrebbe portato soltanto vantaggi sociali ed economici.

Dal presente lavoro emerge un quadro di buone intenzioni legislative – vedi Casati, Coppino, Vittorio Emanuele Orlando e Gentile – che, tuttavia, vanno a scontrarsi con l'attuazione pratica delle stesse. Il passaggio dalle enunciazioni generali alla loro effettiva realizzazione ha sempre presentato notevoli difficoltà di ordine pratico ed economico. La creazione di una scuola allargata a tutti presupponeva l'individuazione e la formazione di una classe docente che mancava, il reperimento di fondi per le strutture e per il pagamento dei salari, la certezza del cosa insegnare e del come insegnarlo, la consapevolezza dell'assenza di qualsivoglia teoria didattica e la coscienza che la scuola potesse formare dei cittadini. Lo scoglio contro cui rischiava di naufragare ogni intervento legislativo a favore dell'istruzione era rappresentato dalle famiglie che, quasi sempre poverissime, non potevano capire il senso di una emancipazione sociale ed economica dei loro figlioli strappati o, quantomeno, distolti dal lavoro. L'obbligatorietà era sinonimo di gratuità; ma, nonostante l'assenza di spese, la scuola era intesa come nemica e vessatoria dal popolo a cui era rivolta in quanto, in situazione di drammatica precarietà economica, il venir meno di braccia lavorative non faceva che acuire tale crisi e la faceva diventare oltremodo insopportabile. Il legislatore ricorse a vari stratagemmi per imporre la frequenza a scuola e la relativa alfabetizzazione, ad esempio l'obbligo di apporre la propria firma da parte di chi richiedeva il porto d'armi. Tuttavia si ebbe un certo miglioramento della situazione solo quando cominciò a scemare l'autoreferenzialità dell'istituzione scolastica per venire incontro ai bisogni lavorativi delle famiglie e si consentì ai direttori didattici una certa autonomia nella stesura del calendario scolastico. Si tratta, ovviamente, di piccoli particolari tratti dalla presente ricerca che servono a rendere meglio l'idea dell'impegno del legislatore che, per mezzo di norme e aggiustamenti, tende a gettare le basi di una solida coscienza civile e nazionale e a demolire le posizioni paleoculturali di chi presumeva di mantenere i privilegi di pochi mantenendo l'ignoranza di tanti.

Chi deve leggere questo libro? Ritengo tutti. Non solo chi a scuola ci vive e ci lavora, ma anche chi, molto più semplicemente, ama la Storia italiana e vuole cogliere il fil rouge che lega la storia delle idee e dell'educazione al contesto sociale e politico italiano.

 

                                                                                                                      Salvatore Di Pietro