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Nel 1869 venne fondata con pubblica sottoscrizione la Banca mutua popolare della città e provincia di Bergamo, che nel 1883 divenne semplicemente Banca mutua popolare di Bergamo. Nel 1922 fu aperta la prima sede fuori della provincia di Bergamo, a Milano. Nel 1950 assunse il nome Banca popolare di Bergamo. Fra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta la BPB, assorbendo undici istituti minori, raggiunse dimensioni regionali. Nel 1992 la BPB si è fusa con il Credito Varesino e ha assunto il nome Banca Popolare di Bergamo – Credito Varesino. È stata la prima banca popolare ad essere quotata alla Borsa Italiana. Nella seconda metà degli anni Novanta acquisì il controllo della Banca Popolare di Ancona, della Cassa di Risparmio di Fano, della Banca Brignone, e nel 2001 quello di Centrobanca. Il 13 dicembre 2002 è stata annunciata la fusione tra Banca Popolare di BergamoBanca Popolare Commercio e Industria e Banca Popolare di Luino e di Varese, autorizzata dalla Banca d'Italia nel marzo 2003 ed approvata dalle Assemblee nel mese di maggio 2003, che ha dato vita al Gruppo BPU Banca. La rete degli sportelli della BPB è stata ricostituita in forma di società per azioni con il nome di Banca Popolare di Bergamo S.p.A., mentre la controllante BPU rimaneva una società cooperativa. Il gruppo BPU Banca - Banche Popolari Unite si è successivamente fuso con Banca Lombarda e Piemontese nel 2007, creando UBI Banca, di cui la BPB era una "banca rete". Infine, la Banca Popolare di Bergamo è stata incorporata nella UBI Banca con decorrenza 20 febbraio 2017.

I primi miniassegni fecero la loro comparsa nel dicembre del 1975  e vennero emessi da molte banche; avevano il valore nominale di 50100, 150, 200, 250, 300 e 350 lire. Furono chiamati così perché erano assegni circolari, ma di dimensioni più piccole rispetto alla norma per tale articolo. Per superare il divieto di emettere moneta, le banche emisero dei veri e propri assegni circolari di piccolo taglio intestati a enti e società già muniti della girata; in pratica, essendo così dei titoli al portatore, venivano scambiati di mano in mano come se fossero vera e propria moneta corrente. Non sempre tuttavia si trattò di assegni circolari: in molti casi si trattò di veri e propri assegni bancari tratti sulle banche (spesso Casse di Risparmio o Casse Rurali) al portatore o a favore di associazioni commerciali o organismi similari. Complessivamente ne circolarono 835 tipi diversi, emessi da una sessantina di banche (con l'aggiunta dei grandi magazzini che emisero "buoni merce" con caratteristiche analoghe). Peraltro moltissimi di questi titoli andarono distrutti, anche a causa della pessima qualità della carta. I miniassegni sparirono sul finire del 1978, quando l'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato fu finalmente in grado di sopperire alla mancanza di monete metalliche provocata dall'inflazione, in quel periodo elevatissima.