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Critici: Virgilio Giacomo Bono, Manuela
Bonadeo, Raffaele De Grada, Mauro Galli, Luciano Caramel. “
Interessanti
anche le righe scritte da Vincenzo Basiglio in occasione d’una Mostra sul
Realismo critico esistenziale tenuta a Casale Monferrato : “(…) Il periodo
a cavallo tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta è stato estremamente
interessante per l’arte della nostra zona; in realtà il giudizio positivo
andrebbe riportato un po’ più indietro con quel gruppo straordinario di
artisti che fecero parte della Scuola Tortonese nella prima metà del XIX secolo,
artisti come Mario Patri e Luigi Rapetti , rimasti nell’ombra a livello
nazionale, ma che già nel 1935 lavoravano sulle tematiche informali, agli
albori delle ricerche sulla negazione della forma a livello internazionale;
poi Gigi Cuniolo, che ebbe importanti partecipazioni alle esposizioni più
significative del tempo (Biennale a Venezia, Premio Bergamo, ecc) ma che
ancora oggi manca di una analisi critica fondamentale per il giusto
inserimento tra i primi sperimentatori dell’arte informale in Italia, per
non dimenticare le ultime esperienze di Pellizza da Volpedo e Cesare
Saccaggi.
A seguito delle esperienze rivoluzionarie dell’arte americana degli anni
’50 e ’60 e dalla congiuntura creatasi negli anni immediatamente successivi
al ’68 con la nascita dell’Arte Povera, anche la nostra terra a sua volta
si sintonizzata col clima che allora si stabilì in tutto il mondo
occidentale, attorno a fenomeni come l’arte concettuale: di tutto ciò
Pietro Bisio è il più importante riferimento e l’operazione espositiva a
Casale sarà un primo percorso per un importante risarcimento pubblico. Il
comportamento, le ricerche d’ambiente, il segno e la nuova pittura di
Pietro Bisio sono stati il trampolino di lancio delle nuove generazioni. Fu
quella una stagione contrassegnata da un clima di rigore e di radicalismo,
cui poi seguì il bisogno di rilassare un po’ la tensione degli animi e
ridare all’arte dei margini di gradevolezza e di piacere. Il tutto ricorda
abbastanza da vicino una sequenza storica che si era già prodotta nel
nostro Paese circa mezzo secolo prima. Si pensi infatti alla rapida
successione tra il Futurismo (1916 Manifesto della pittura futurista e la
morte di Boccioni ) e la nascita della Metafisica, che avvenne l’anno dopo
a Ferrara, per effetto dell’incontro tra De Chirico e Carrà. Ma la
Metafisica fu solo la punta di un iceberg, nella cui scia si posero tanti
altri movimenti affini e derivati, il “richiamo all’ordine”, “Valori
plastici”, “Novecento”, “Il realismo magico” fino al “Realismo
esistenziale”. Il movimento del Realismo prende vita dalle indicazioni
scaturite dal VI congresso del Partito Comunista Italiano che precisa il
rapporto fra l’arte e l’ideologia. Agli intellettuali viene richiesto di
rivolgersi direttamente al popolo, adottando un linguaggio chiaro e
immediatamente comprensibile. L’intransigenza del PCI contribuisce a
chiudere l’esperienza del Fronte nuovo delle Arti e apre le porte alla
stagione realista. Renato Guttuso, Ernesto Treccani, Giuseppe Zigaina,
Armando Pizzinato e Carlo Levi dipingono l’occupazione delle terre, le
grandi lotte contadine e operaie insieme ad altri soggetti d’interesse
sociale. Nel 1952 nasce a Milano la rivista Realismo, che sostiene
l’opportunità di un nuovo rapporto tra l’arte e la realtà quotidiana.
Intorno alla metà degli anni Cinquanta si fa strada “Il Realismo
Esistenziale”: artisti come Gianfranco Ferroni (1927-2001), Giuseppe
Banchieri (1927-1994) e Giuseppe Guerreschi (1929-1985), Nino Ceretti e
Beppe Romagnoni (amici personali di Pietro Bisio che con loro ha condiviso
l’esperienza bohemienne di quegli anni) si ispirano alla filosofia di
Jean-Paul Sartre (1905-1980), e prendono spunto da temi come
l’emarginazione sociale e la miseria per realizzare una pittura drammatica
dalle forti valenze espressioniste tutti accomunati, però, dall’esigenza di
rivedere il progetto troppo “modernista” dell’avanguardia precedente e di
nobilitarlo mediante il recupero di valori del passato. Analogamente a
questa esperienza milanese si sviluppa nella nostra zona il movimento “Realismo
critico” che vede alcuni artisti come Giansisto Gasparini (uno dei
principali esponenti del Realismo Esistenziale), Pietro Bisio, Piero Leddi,
Michele Mainoli e Dimitri Plescan, raggrupparsi intorno alle idee del
critico d’arte vogherese Virginio Giacomo Bono, che pone l’accento sui temi
dell’abbandono delle terre e la fine del mondo contadino e lo sviluppo
abnorme delle periferie .
E’ avvenuto così che l’albero delle ricerche concettuali, ambientali e
simili, ha fatto cadere i suoi frutti maturi solo nel paniere dell’Arte
Povera, cioè di un gruppo di artisti in prevalenza torinesi; così come le
tendenze successive, di natura implosiva o anche, se si vuole,
neo-metafisica, volta a ritrovare una “grazia perduta”, sono state
monopolizzate dalla sola Transavanguardia.
Tornata prepotentemente protagonista sulla scena dell’arte dopo la
rivoluzione di gusto e di mercato operata dalla Transavanguardia, negli
ultimi vent’anni del Novecento e durante i primi vagiti del nuovo millennio
la pittura italiana ha avuto tempo e modo di disperdersi in mille rivoli,
di sperimentare materiali prima impensabili. Sempre però continuando a
camminare in bilico tra modernismo e antimodernismo, scegliendo ora di
riallacciare i fili con il passato, ora di spingersi tanto oltre da non
potersi più neanche riconoscere nella storia dell’arte recente. Anche oggi,
come per la prima parte del secolo scorso, non si può dare ad alcuna di
queste due opzioni un valore assolutamente positivo o negativo, e stimoli
ed idee per soluzioni innovative e convincenti capita finiscano per
arrivare dalla tradizione più radicata come anche da sperimentazioni
sovversive e improbabili. Pietro Bisio, come personaggio storico della
sperimentazione, nasce dal segno e dalla pittura e su questi valori tecnici
ed estetici fonda la sua arte. Non molto lontani da lui, anche se diversi,
sono Claudio Magrassi e Marco Mazzoni; legati alla tradizione figurativa e
alle correnti contemporanee milanesi (Claudio Martinelli, Alessandro
Papetti, Luca Pignatelli, ecc.) non disdegnano le riflessioni sull’arte
fatta di realismo esasperato di Lucien Freud e di Jenni Saville; restano
all’interno della storia della pittura e non cercano la contaminazione con
altri universi, dal glamour al dark, dalla pubblicità alla fiction televisiva,
i loro punti di riferimento e le citazioni più argute della ricerca si
rifanno al massimo alle avanguardie storiche. Si muovono nell’area
delimitata del ritratto e della natura morta, che rivisitano rifacendosi
alle tecniche iperreali (olio,pastello,acrilici,tempere, ecc.)
dell’illustrazione recuperando anche alcuni aspetti dell’informale d’annata
con una conoscenza assoluta dei limiti e delle qualità della pittura,
portata spesso alle estreme possibilità di rappresentazione con le
pennellate che rivelano una vocazione istintiva per il dipingere. Più a
ritroso non vanno, e il Dadaismo, la Metafisica, il Razionalismo e il
Realismo rappresentano in toto il serbatoio d’idee e richiami cui attingono
i nostri artisti. Tenuto conto che la differenza tra chi rilegge il passato
e chi si proietta verso il futuro è dunque di appena un centinaio di anni
di storia , si può ben immaginare come le tante differenze e i tanti rivoli
siano poi, in realtà, un unico fiume. Con molte più somiglianze che
differenze.
Chi invece conosce la nostra situazione di cultura, sa che in entrambi i
casi il panorama è stato più ampio e più ricco di quanto non risulti
attraverso questo filtro troppo unilaterale. Così per esempio chi volesse
fare davvero la storia dei nostri anni “esplosivi” di ricerche concettuali
affidate a media alternativi come la fotografia, la scrittura, fino allo
sterco di piccione ed ai rifiuti, non potrebbe prescindere da Pietro Bisio
e chi vorrà ricostruire questi ultimi anni non potrà prescindere dagli artisti
documentati dal presente catalogo, anche se nessuno di essi (per ora)
figura in quel troppo ristretto Ghota divenuto noto anche grazie allo
strapotere del “grande critico” o agli investimenti economici della “grande
galleria”.
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