Certificato di garanzia della galleria incluso.
ATTENZIONE: la cornice fornita con il quadro è quella raffigurata nella foto n.2. Le foto 5, 6, 7 e 8, che riproducono l'opera in diversi tipi di cornici, sono fornite solo a scopo indicativo.
Roberto Mantellini è nato a Napoli nel 1946. L'incontro con la pittura avviene molto presto. Fondamentale fu lo stage presso il professor Amilcare Astone, pittore di grande sensibilità, preparandolo all'ammissione al liceo artistico di Napoli, dove si diplomò nel 1965. Durante questo periodo ha avuto il privilegio di studiare con maestri come i giovani professori Gianni Pisani, Carmine di Ruggiero, Bruno Starita e i meno giovani Guido Tatafiore, Raffaele Lippi e Domenico Spinosa. La produzione artistica di Roberto Mantellini si distingue per un'approfondita indagine sulla condizione esistenziale dell'uomo contemporaneo, attraverso l'esclusione delle figure umane dalle sue rappresentazioni di paesaggi urbani. L'assenza di persone nelle sue opere non è una semplice omissione, ma un atto deliberato che pone l'ambiente al centro della sua ricerca artistica come riflesso della solitudine e dell'alienazione moderne. I paesaggi urbani che dipinge, impregnati di un'aura di sospensione e silenzio, diventano metafore di un vuoto esistenziale che permea la vita borghese, che osserva attraverso un prisma critico.
Mantellini costruisce una visione del mondo in cui la presenza umana è sentita, ma non esplicitamente rappresentata, come se l'umanità fosse già scomparsa o stesse per scomparire. La sua arte non si concentra su dettagli oggettivi che potrebbero collocare l'opera in un contesto specifico, ma piuttosto, come sottolineiamo, sull'interiorità e la condizione esistenziale dell'uomo. Le città rappresentate, deserte e nude, assumono un aspetto quasi astratto, diventando luoghi simbolici in cui il senso di disorientamento e perdita è amplificato. Questo approccio suggerisce una sottile critica della modernità e della sua incapacità di connettere autenticamente le persone.
L'estetica esistenzialista di Mantellini richiede una riflessione sul senso delle relazioni umane nel contesto di una vita che sembra meccanizzata e senza scopo. L'assenza di personaggi nei suoi dipinti non annulla la narrazione, ma la amplifica, invitando lo spettatore a interrogarsi su ciò che manca, ciò che non viene detto. La scena è realistica, ma ciò che conta non è l'adesione alla realtà esterna, ma la sua trasfigurazione in chiave emotiva e concettuale.
In conclusione, l'opera di Roberto Mantellini rappresenta una sorta di meditazione visiva sull'esistenza, dove l'assenza diventa simbolo della crisi dei rapporti umani e della condizione esistenziale dell'individuo nella società contemporanea. I suoi paesaggi urbani, vuoti di mondo, offrono spunti di riflessione sulla disumanizzazione della vita quotidiana e su questa condizione di isolamento che sembra caratterizzare la vita moderna.