Magnifico lotto comprendente 14 favolose cartoline originali dell'Esposizione di Roma del 1911 non viaggiate e originali. I palazzi e gli edifici che fanno parte di questa raccolta in gran parte sono andati perduti. Segue elenco delle cartoline del lotto.
- Piazza d'Armi-Capanna di Garibaldi a Ravenna(foto n.8)
- Piazza d'Armi-Santa Lucia Napoli(foto n.8)
- Piazza d'Armi-Assisi il Portichetto del Monte Frumentario,la Stalletta di S. Francesco(foto n.2)
- Piazza d'Armi-Faenza Porta Ravegnana con la Fabbrica di Maioliche Faentine(foto n.2)
- Piazza d'Armi-il Palazzo della Mostra Etnografica(foto n.3)
- Piazza d'Armi-Sicilia(foto n.3)
- Padiglione della Sardegna-Arch. Ing. Dionigi Scano(foto n.4)
- Piazza d'Armi-una Casa con il Palazzetto Von Ascel(foto n.4)
- Piazza d'Armi-Sulmona Fabbrica Confetti(foto n.5)
- Padiglione della Sicilia-Arch. Prof. Ernesto Basile(foto n.5)
- Piazza d'Armi-Maremma,Capalbio un Casale con la Lavorazione della Paglia(foto n.6)
- Piazza d'Armi-Ascoli Piceno,una Casa Colonica con l'Allevamento dei Bachi da Seta(foto n.6)
- Piazza d'Armi-Sardegna,Casa di Fordonginus(foto n.7)
- Piazza d'Armi-una Casa Colonica Lucchese(foto n.7)

Il 1911 è l'anno del grande giubileo laico, la festa con cui si volevano celebrare i progressi fatti dalla nazione negli ultimi cinquant'anni attraverso l'Esposizione Internazionale (Firenze, Roma, Torino). A Roma i festeggiamenti per le celebrazioni erano concentrati nella Mostra Etnografica e nella Mostra Regionale, situate nella zona urbanizzata dell'ex Piazza d'Armi, e nelle iniziative collaterali organizzate sulla riva destra del Tevere.
Asse portante dell'intera esposizione era una sorta di viaggio attraverso l'Italia realizzato attraverso quattordici padiglioni regionali, edifici che riproducevano gli elementi dei modelli classici di maggiore bellezza della regione di rappresentanza, circondati da una quarantina di "gruppi etnografici", veri e propri quadri viventi, dove ad esempio Napoli era stata ricostruita attraverso uno spaccato del vecchio quartiere di Santa Lucia e la Sardegna attraverso i nuraghi e le case del Campidano.

La Mostra Etnografica, era ospitata in due palazzi, il Palazzo delle Scuole e il Palazzo delle Maschere e del Costume: preceduta da un enorme lavoro di ricerca e di schedatura finalizzato alla costituzione del nuovo Museo Nazionale di Etnografia Italiana che nelle intenzioni di Lamberto Loria avrebbe enormemente favorito gli studi in campo folklorico, era articolata in sezioni. Fra queste una era riservata all'oreficeria, ad una collezione di stecche da busto intarsiate, a mobili, bastoni, coltelli e oggetti d'uso della vita dei pastori, un'altra sezione, nello stesso Palazzo, era dedicata a modelli di carri e macchine per processione, ai presepi, a oggetti relativi alla religiosità popolare, agli ex voto, agli amuleti della collezione di Giuseppe Bellucci, ai tatuaggi, ai pani e ai dolci rituali.
Una sezione ancora era riservata alle insegne di venditori e di spettacoli popolari, alle ceramiche, ai tessuti e merletti con i rispettivi strumenti di lavoro, ai giocattoli. Nel Palazzo del Costume erano invece visibili i costumi e le maschere delle varie regioni indossati da centinaia di manichini di legno, intagliati dallo scultore fiorentino Aristide Aloisi su scenografie elaborate dai pittori Galileo Chini e Giovanni Costantini. In mostra anche l'iconografia popolare curata da Francesco Novati e da Achille Bertarelli con la raccolta di stampe popolari e la biblioteca di letteratura popolare di Alessandro d'Ancona e Salvatore Salomone Marino