Bambola Mossi. Pezzo di oltre 50 anni. Pezzo sulla base.
Il termine “biiga” significa in Moore, la lingua dei Mossi, “bambino” nel senso di “individuo che non ha raggiunto la maturità fisiologica” o “discendente”. Sebbene chiamate "bambine" (biiga) e trattate come tali dalle bambine, queste figurine riproducono visivamente in piccola scala una donna: una ragazzina attraverso i capelli e le scarificazioni addominali, ma anche una moglie attraverso la deformazione dei seni, più precisamente una madre. Queste figure sono quindi tanto una rappresentazione del bambino quanto l'immagine della donna futura o anche della sua futura prole. Sebbene le biiga rappresentino le donne, i bambini danno loro un nome maschile o femminile, le vestono, le lavano, le nutrono, le portano sulla schiena, le fanno saltare sulle gambe tese... come un vero bambino. Talvolta offerta da uno dei genitori, la biiga, poi conservata con cura, viene portata dalla giovane sposa al marito perché considerata stimolante della gravidanza. Se la gravidanza non avviene, la moglie sterile ne acquisterà un altro per sostenere le forze fecondanti. Secondo Suzanne Lallemand, la biiga – in quanto doppia protettrice del bambino – riceve il primo soccorso: una volta tagliato il cordone ombelicale, il lavaggio del neonato viene dopo quello del bambino di legno, così come il massaggio con burro di karitè. La statuina viene quindi adagiata accanto alla madre prima che il suo bambino venga deposto lì. Quanto alla prima goccia di latte materno, è riservata alla statuetta prima che il bambino allatti la madre. Successivamente la statuetta verrà indossata un'ultima volta sulla schiena.