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Scheda del Libro Curatela: Giorgio Lampronti Titolo: 90 anni di Fiere a Verona. Storia e prospettive dell'Agricoltura Editore: Arsenale per Ente Autonomo Fiere di Verona Anno: 1988 (I Edizione) Illustrazioni: Fotografie in B/N Copertina: Rigida con sovracoperta (e cofanetto editoriale semi-rigido in cartoncino) Pagine: 269 Stato di conservazione: Come Nuovo Contenuto: «Novantanni di Fiere meritano un libro: un libro che racchiuda almeno un po' della memoria e della storia dell'Ente che le ha promosse. E poichè le parole volano e subito cadono, s'è convenuto di affidare il tutto a uno strumento più durevole. Il libro non odora di turibolo e incenso: l'Ente Autonomo per le Fiere di Verona non ha infatti voluto rifugiarsi nell'autocelebrazione, così facile ed anche stucchevole se chi la produce è poi lo stesso che ne beneficia. Si è invece preferito gettare le reti in mare aperto, recuperando le radici di una storia che è diventata tanta parte della città di Verona ed anche tanta parte dell'agricoltura del Paese. Infatti fin dal suo inizio - erano i tempi dei cavalli e dei landeau - la Fiera di Verona ha fatto da contrappunto allo sviluppo dell'agricoltura italiana ed ha documentato la crescita dell’attività primaria della nazione con riconosciuta perentorietà. Non c'è stato passaggio, innovazione ed evoluzione agricola o alimentare che non abbia trovato nelle fiere puntuale riscontro. La storia di un Ente, le sue fortune commerciali e promozionali non dipendono tutte dalla maestria dei suoi amministratori. Per lungimiranti che siano, occorre anche una congiuntura favorevole, ciò che gli antichi saggi chiamavano "momento propizio". La Fiera di Verona ha potuto assolvere al proprio ruolo di pioniere fieristico nel comparto agroalimentare grazie anche all'esplosione della domanda e dell'offerta nel settore, allo sviluppo della ricerca, ad una pace prolungata e reale dopo due guerre mondiali. Facendo buon uso di questa opportunità, la Fiera ha accumulato negli anni una cospicua eredità. La prima parte del volume dà ragione di questi primi novant'anni, documentandoli anche fotograficamente con materiale inedito. La sfida a cui è sottoposta la Fiera, in questo scorcio di secondo millennio, è tuttavia contenuta nel pentagramma di un futuro dai tratti ancora incerti. Scorrendo velocemente le pagine di quotidiani di massa e riviste di settore si incontrano spesso aggettivi dal sapore negativo insieme a presagi di un nuovo sviluppo. Si dice e si scrive, ad esempio, che il nuovo agricoltore non lavorerà i campi. Sarà magari proprietario di una terra a riposo. Col riposo della sua terra otterrà il salario. Gli organismi sovranazionali ricompenseranno il suo "otium" con moneta “politica" e lo ringrazieranno per non aver contribuito ad aumentare quel deposito di beni che il linguaggio ufficiale chiama "eccedenze". Per questo si parlerà anche di AGRICENTER. Per non essere disarmata dopo i primi novant'anni, la Fiera ha edificato il Centro permanente internazionale dell'agroalimentare che non solo è la naturale proiezione di se stessa, ma è anche il modo moderno di continuare quella vocazione internazionale su cui non ha mai smesso di puntare le proprie energie. Si tratta di 300 mila mc. alle porte della Città, ad un tiro di schioppo dalle mura storiche, proiettati verso l'agricoltura del futuro, quell'agricoltura che oscilla pendolarmente fra tradizione ed innovazione, antico e nuovo, ambito familiare e intreccio multinazionale. Su questa casella dell'attività umana, tuttavia, il ventesimo secolo ha conosciuto il fiorire del più grande e vistoso "tradimento" della storia. Là dove scienza e tecnica si sono alleate per offrire all'uomo la possibilità di un progresso alla portata di tutti, non si è riusciti ad arrestare quello sterminio per fame e per sete che vaga tra molte popolazioni eufemisticamente dette "in via di sviluppo". Noi crediamo che un compito nuovo dell'agricoltura, e perciò della più grande Fiera agricola d'Europa, sia proprio quello di riconciliare tra loro il Nord e il Sud del mondo, mettendo in relazione tra loro meriti e bisogni dei due emisferi. Riprendendo perciò una vocazione originale che è propria della Città di Verona, quella di essere cioè crocevia tra il nord e il sud d'Europa ed anche porta verso l'est, abbiamo dedicato la nostra attenzione anche alle condizioni disperate di molta umanità. Con ciò rispondiamo ad un preciso intendimento: far sì che il nostro essere Fiera non sia soltanto momento espositivo, mero punto d'incontro senza alcun giudizio tra produzione e consumo. Per questa via, celebrare novant'anni di attività fieristica, ripercorrendo lo sviluppo agricolo dell'Italia promosso dalla Fiera, è occasione per dare alle stampe un libro che resti sì come testimonianza sul passato, ma anche come indicazione e speranza per il futuro: che resti come documentazione di un proposito al quale tutti dobbiamo servire secondo la misura che ci è stata data.» [Giuseppe Ceni] |