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GN-ART GALLERY
ARTE · ANTIQUARIATO · COLLEZIONISMO
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Altezza: 20 cm ; Larghezza: 24,5 cm ; Profondità: 1,5 cm ; Peso: 1,162 Kg
Mattonella in ottime condizioni, minuscole chips sugli angoli (vedi foto).
Placca in ceramica dipinta interamente a mano con un paesaggio lacustre, firmata “R. Gatti Faenza” e attribuibile a Riccardo Gatti e alla sua celebre Bottega d’arte di Faenza, realizzata intorno alla metà del Novecento. La composizione si ispira fortemente ad uno dei paesaggi fluviali più poetici di Jean-Baptiste-Camille Corot: Il traghetto (Der Fährmann), dipinto intorno al 1868 e conservato alla Hamburger Kunsthalle di Amburgo, che qui viene reinterpretato con la libertà e la luce proprie della pittura su ceramica. A destra un grande albero dalle fronde scosse dal vento si piega sull’acqua, con il tronco sottile e i rami tracciati da rapidi colpi di pennello scuro. A sinistra una barca scivola tra i canneti, sul fiume che riempie tutto il dipinto dal centro fino all'estremità sinistra dello stesso e lo sfondo in cui affiorano i resti di una torre su un’altura sulla riva opposta, sotto un cielo luminoso velato di nuvole rosate e lilla. La differenza dal dipinto di Corot è nei personaggi sull'imbarcazione, nel Corot troviamo un traghettatore con una lunga pertica a sinistra e due donne sulla destra, con la prua rivolta verso sinistra, qui abbiamo invece la prua verso destra e un pescatore con la canna da pesca rivolta verso l'alto e un compagno di pesca molto vicini entrambi sull'estrema destra, quindi a prua, della piccola imbarcazione, anch'essa molto simile a quella del dipinto di Corot. I verdi profondi e gli ocra dorati della vegetazione si alternano ai riflessi argentei dell’acqua, e la pittura, stesa a pennellate fluide e sovrapposte, è protetta da uno smalto lucido e profondo che dona alla superficie l’effetto di un dipinto a olio. L’attribuzione si fonda su più elementi concordanti. In basso a destra compare la firma “R. Gatti Faenza”, tracciata a pennello sotto lo smalto e quindi eseguita prima della cottura, nella stessa grafia che si ritrova sulle opere dell’artista e della sua manifattura presentate dalle principali case d’asta italiane. La qualità pittorica, la sicurezza del disegno e la scelta di un modello colto come Corot sono coerenti con la produzione di una bottega di alto livello come quella di Gatti, che accanto ai celebri lustri realizzava anche ceramiche dipinte di gusto pittorico. Lo stato di conservazione è ottimo, i colori sono vivaci e lo smalto è integro sulla superficie dipinta, sono solo presenti negli angoli delle piccole sbeccature, dove affiora il biscotto, il retro è coperto da carta d’epoca fissata con nastro adesivo, traccia di una precedente incorniciatura. Riccardo Gatti è tra i nomi più prestigiosi della ceramica italiana del Novecento: le sue opere e quelle della sua Bottega sono state presentate più volte dalle principali case d’asta italiane, tra cui Pandolfini, Farsetti, Finarte, Cambi e Babuino, raggiungendo importanti risultati per i pezzi più significativi della sua produzione.
Riccardo Gatti nacque a Faenza nel 1886 e si formò al Seminario e alla Scuola di Arti e Mestieri della città, entrando giovanissimo nel Cenacolo Baccarini, il circolo di artisti che rinnovò la cultura faentina d’inizio Novecento. Nel 1908 ottenne una medaglia d’argento per la scultura, lavorò presso la fabbrica di maioliche dei fratelli Minardi e completò gli studi a Firenze e a Roma. Dopo aver combattuto nella Prima guerra mondiale tra i Bersaglieri, tornò a Faenza come ceramista alla ex Fabbrica Farina. Nel 1928 fondò la Bottega d’Arte Ceramica Gatti e nello stesso anno realizzò ceramiche per il Movimento Futurista, tra cui il celebre servizio da tavola per Giacomo Balla. Dal 1930 collaborò con Giovanni Guerrini e Gio Ponti, diventando famoso soprattutto per i suoi lustri metallici, e nel 1938 vinse la medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale di Berlino, seguita da numerosi riconoscimenti al Concorso Nazionale della Ceramica di Faenza. Alla sua morte la guida della Bottega passò al nipote Dante Servadei, che la aprì ai grandi artisti contemporanei, da Alberto Burri a Mimmo Paladino, da Luigi Ontani a Enrico Baj e Arman. Le sue opere sono conservate al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, e la Bottega, oggi alla quarta generazione, è ancora attiva.
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Cod. L1-L82