Siamo nel 1952 e un’inchiesta più complicata del solito mette alle strette il baffuto e simpatico commissario milanese.

L’autore meneghino ci accompagna di nuovo nella Milano dei primi anni 50, quella delle case di ringhiera, delle tante osterie alla buona e dei nebbioni che si tagliavano con il coltello. Immerso in queste atmosfere grigie e un po’ d’antan, ritroviamo il commissario Mario Arrigoni, alle prese stavolta con l’omicidio di una ragazza, Gilda Dell’Acqua, proprietaria di un bar in piazzale Loreto.

Insieme ai suoi fidati collaboratori, Arrigoni indaga tra i clienti, finendo con lo scoprire un insospettabile mondo fatto di relazioni ambigue e festini a base di droga e gioco d’azzardo. I possibili colpevoli, però, hanno tutti un alibi di ferro e il commissario di Porta Venezia sta quasi per gettare la spugna... Ma per sua fortuna, grazie a una geniale intuizione dell’ispettore Giovine, riuscirà a giungere alla soluzione - imprevedibile - del caso.