La quantità di polline contenuto nel singolo fiore che forma l’intera inflorescenza è talmente elevata che le api se per riempire la sacca mellifica devono normalmente visitare 40/60 fiori di altre specie, con quelli dell’albero del miele ne bastano 3/4 e possono rientrare nelle arnie. Per fare un paragone se in un ettaro di robinia (Robinia pseudoacacia) le api riescono a produrre 6/800 kg di miele, in altrettanta superficie dell’albero del mielene riescono a produrre 1.100/1.300.
Nel periodo di riposo o di assenza di fioriture mellifere, l’apicoltore deve provvedere lui stesso all’alimentazione delle api nelle arnie ed il miele ricavato dal polline dei fiori dell’albero del miele, poco appetibile per l’uomo, risulta ottimo per le api. Le proprietà di questo miele sono notevoli e vanno ben oltre al semplice nutrimento. Studi in merito hanno appurato che le api, che durante il periodo invernale si sono nutrite di miele, ricavato dall’albero del miele sono risultate esenti da attacchi di nosemiasi, la tipica diarrea invernale le che porta alla morte pressoché certa. Gli studiosi hanno notato che la peste, sia italiana che americana, ha scarso attecchimento nelle famigli delle api. Lo stesso varroe, l’acaro parassita che attacca le larve, trova le larve stesse più resistenti.
Appare dunque chiaro quanto per l’apicoltore l’albero del miele risulti importante sia per il miele prodotto in estate che risparmia, e può vendere, sia per il trattamento sanitario completamente biologico e gratuito che apporta all’arnia.
Anche i semi oleosi che appaiono a fine autunno sono fonte molto importante di alimento! Difatti molti volatili gradiscono mangiarli assumendo nel contempo tutte le proprietà antibatteriche e antivirali in essi contenuti sebbene con minor effetto dovuto al peso superiore degli uccelli rispetto alle api.