Fatto a mano, nostra produzione, si realizza di qualsiasi dimensione, copia del famoso misterioso Quadrato del SATOR
Frequente nelle chiese altomedievali europee, il piu antico è stato trovato a Pomperi 79 d.C.
Realizzato su una lastra nera d'ardesia antica.
La scritta in questo caso è realizzata tramite un robot a controllo numerico.
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| Altezza | 54 cm |
| Larghezza | 42 cm |
| Spessore | 10 cm |
| Peso | 25 Kg |
| Manifattura | Recuperando srl |
| Materiale | Ardesia |
Se volete approfondire vi consiglio di acquistare il libro di Gioachino Chiarini : IL SATOR E IL DUOMO DI SIENA edito da "Nuova Immagine".
Il quadrato del Sator è una ricorrente iscrizione latina, in forma di
quadrato magico, composta dalle cinque seguenti parole: SATOR, AREPO,
TENET, OPERA, ROTAS. La loro giustapposizione, nell'ordine indicato, dà
luogo a un palindromo, vale a dire una frase che rimane identica se
letta da sinistra a destra o viceversa.
L'iscrizione è stata oggetto
di frequenti ritrovamenti archeologici, sia in epigrafi lapidee sia in
graffiti, ma il senso e il significato simbolico rimangono ancora
oscuri, nonostante le numerose ipotesi formulate.
Disponendo le
parole su una matrice quadrata (vedasi figura), si ottiene una struttura
che ricorda quella dei quadrati magici di tipo numerico. Le cinque
parole si ripetono se vengono lette da sinistra a destra e da destra a
sinistra, oppure dall'alto al basso o dal basso in alto. Al centro del
quadrato, la parola TENET forma una croce palindromica.
Il curioso
quadrato magico è visibile su un numero sorprendentemente vasto di
reperti archeologici, sparsi un po' ovunque in Europa. Ne sono stati
rinvenuti esempi in Roma, nei sotterranei della basilica di Santa Maria
Maggiore, nelle rovine romane di Cirencester (l'antica Corinium) in
Inghilterra, nel castello di Rochemaure (Rhône-Alpes), a Oppède in
Vaucluse, a Siena, sulla parete del Duomo cittadino di fronte al Palazzo
Arcivescovile, nella Certosa di Trisulti a Collepardo (FR), a Santiago
di Compostela in Spagna, ad Altofen in Ungheria, a Riva San Vitale in
Svizzera, solo per citarne alcune.
A volte le cinque parole si
trovano disposte in forma radiale, come nell'abbazia di Valvisciolo a
Sermoneta (Latina), oppure in forma circolare, come nella Collegiata di
Sant'Orso di Aosta.
Altre chiese medioevali ancora, nelle quali si
registra, in Italia, la presenza della frase palindroma (in forma di
quadrato magico oppure in forma radiale o circolare) sono: la Pieve di
San Giovanni a Campiglia Marittima, la chiesa di San Potito ad Ascoli
Satriano (Foggia), la chiesa di San Pietro ad Oratorium a Capestrano, in
provincia dell'Aquila, la Chiesa di San Michele ad Arcè, frazione di
Pescantina (Verona), Chiesa di Santa Maria Ester ad Acquavivia
Collecroce (CB), nel monastero francescano di Ficarra (Messina) e altri
ancora.
Gli esemplari più antichi e più celebri sono quello
incompleto rinvenuto nel 1925 durante gli scavi di Pompei [sepolta il 24
agosto del 79 d.C.], inciso su una colonna della casa di Publio Paquio
Proculo, e quello trovato nel novembre del 1936 su una colonna della
Palestra Grande sempre a Pompei. Quest'ultimo ha avuto grande importanza
negli studi storici relativi alla frase palindroma[2] poiché esso è
completo e arricchito da altri segni interessanti che non si sono
trovati altrove e fu certamente inciso prima dell'eruzione del 79 d.C. A
partire da questi ritrovamenti, il quadrato del Sator viene anche detto
latercolo pompeiano.
Difficile stabilire il significato letterale
della frase composta dalle cinque parole, dal momento che il termine
AREPO non è strettamente latino. Alcune congetture su tale parola (nelle
Gallie e nei dintorni di Lione esisteva un tipo di carro celtico che
era chiamato arepos: si presume allora che la parola sia stata
latinizzata in arepus e che nel quadrato essa avrebbe la funzione di un
ablativo strumentale, cioè un complemento di mezzo) portano a una
traduzione, di senso oscuro, quale Il seminatore, con il carro, tiene
con cura le ruote, della quale si cerca di chiarire il senso intendendo
il riferimento al seminatore come richiamo al testo evangelico.
Una
interpretazione più semplice considera "Arepo" come nome proprio, da cui
il significato diviene: Arepo, il seminatore, tiene con maestria
l'aratro.
Fonte Wikipedia