Spettacolare
antica Maschera cerimoniale Kplelye per
iniziazione delle società segrete maschili Poro, etnia Senufo (Costa d’Avorio).
“Un’istituzione,
il poro, che si ritrova anche presso
altre etnie, costituisce il pilastro della vita comunitaria. Responsabile dell’iniziazione
e dell’educazione dei giovani, ha come obiettivo la formazione dell’uomo
sociale completo e integrato, in grado di accedere alle responsabilità
pubbliche. […] Il poro è suddiviso
in tre gradi di sette anni ciascuno: il poworo,
per i ragazzi dai sette ai dodici anni che ricevono un insegnamento agricolo
pratico e i primi rudimenti della mitologia; il kwonro che comporta un addestramento militare, un insegnamento dei
riti liturgici e le danze; infine il tyologo
riservato agli adulti e suddiviso in dodici livelli, dei quali il più
elevato è il kafo. Le sessioni nel
bosco sacro durano circa un mese. Nell’intervallo tra di esse, gli iniziati
eseguono dei lavori collettivi a favore dei dignitari della comunità e imparano
una lingua segreta. La società poro, associazione potentissima, crea uno
spirito di cooperazione, di fraternità, e instaura una mutua assistenza tra i
membri di una medesima classe di età. Un abitante del villaggio che non fosse
stato iniziato verrebbe escluso dalla comunità e perderebbe i suoi diritti.”
(*) Ogni sette anni prove complesse sottolineate da riti come l’uso appropriato
delle diverse maschere cerimoniali permettevano agli iniziandi il passaggio da
un periodo iniziatico al successivo, sino alla completa assimilazione tribale e
comunitaria. Di capitale importanza erano dunque le maschere, come la presente.
Questa impressiva ed importante Maschera lignea monoblocco
di etnia Senufo porta nella sua parte sommitale l’immagine stilizzata del
Calao, l’uccello mitico tutelare caratteristico di questa numerosa etnia che
spesso viene rappresentato anche a se stante.
Il Calao (o
Calaio) è un uccello della famiglia dei bucerotidi, diffuso in Asia e Africa.
Ha un grosso becco di forma strana, a volte dentato, più o meno ricurvo e
compresso e in molti casi sormontato da protuberanze o formazioni cornee
particolari. All’epoca della cova, i Calao depongono le uova nelle cavità degli
alberi. Il maschio imprigiona la femmina all’interno del nido, murandone
l’ingresso con un impasto di fango, argilla e materiali vegetali, lasciando
solo un piccolo pertugio attraverso il quale provvede al nutrimento della
compagna e in seguito dei piccoli. È ritenuto un animale mitico per la quasi
totalità dei popoli dell’Africa centrale e occupa un posto particolarmente
rilevante nella mitologia dell’etnia Senufo, una popolazione insediata nei
territori tra il Burkina Faso, il Mali e la Costa d’Avorio. È da loro ritenuto
l’uccello primordiale, uno dei primi cinque animali apparsi sulla terra insieme
al serpente, al camaleonte, al coccodrillo e alla tartaruga. È il loro
protettore per eccellenza e viene rappresentato in statue e maschere dalle
forme spesso astratte o simboliche, presentate durante i riti legati alla
fertilità. Il lungo becco simboleggia il pene che, nella statuaria, si congiunge
al ventre femminile rigonfio: ingravida se stesso in una forma di ermafrodismo
simbolico. Il modo in cui il maschio infila il lungo becco nella cavità
dell’albero per portare il nutrimento alla femmina viene interpretato come un
vero e proprio atto sessuale e l’assistenza che egli porta alla famiglia serve
d’esempio all’uomo probo. Secondo i Senufo, il calao trasporta le anime dei
morti all’altro mondo ed è presente in tutti i riti Poro (la società
d’iniziazione segreta dell’etnia).
Oltre che simbolo di fecondità presenta altri aspetti
cari all’etnia: il dorso massiccio e le larghe ali lo aiutano a sopportare il
peso della discendenza; il grosso ventre simboleggia la conoscenza e il sapere
nascosto che non si svela alla prima occhiata; il becco lungo e appuntito
rappresenta colui che parla poco e con onore. Per questo viene rappresentato
anche come messaggero che trasmette i segreti del mondo invisibile all’indovino
e gli vengono attribuiti poteri magici benefici. Alcuni popoli, come i Dogon, i
Bamana e i Mande cospargono le statue degli Antenati cospargono le statue degli
Antenati con guano di calao mescolato a terra (forza femminile) e gusci
triturati d’uovo di serpente (forza maschile) come rito propiziatorio per la
fertilità. Secondo un proverbio ivoriano il Calao dice: “È perché un solo
occhio deforma la verità che guardo dapprima con l’occhio destro e poi con
quello sinistro”.
La Maschera presenta caratteri molto espressivi ed è
caratterizzata dall’evidenziazione dei tratti somatici quali gli occhi e
naturalmente la bocca dentata e digrignante che per l’appunto è caratteristica
precipua delle maschere (Idiok ekpo)
volutamente minacciose perché impersonificazioni dei defunti che hanno condotto
una cattiva vita; spesso sono colorate di nero o blu, hanno forme rudi, talvolta
somiglianti a teschi e digrignano i denti. Il volto presenta numerose
scarificazioni tribali e la Maschera è rifinita con cura evidenziando soprattutto
la bocca che come le fessure per gli occhi ed i fori del naso è lavorata a traforo
da parte a parte nello spessore del legno.
Buono lo stato di conservazione generale di questo suggestivo manufatto etnico tribale africano interamente scolpito artigianalmente a mano in un unico blocco di legno, IMPORTANTE OGGETTO DA COLLEZIONE. PEZZO UNICO!
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(*) Jacques Kerchache / Jean-Louis Paudrat / Lucien
Stephan, L’ARTE IN AFRICA. Le principali
Etnie dell’Arte Africana, a cura di Françoise Staullig-Marin, Milano,
Ganranti, 1991, p. 518.
SENUFO
Popolazione: circa 2.600.000 persone. Area: Costa d’Avorio, Mali, Burkina Faso.
L’economia Senufo è basata sull'agricoltura,
l’allevamento e l’artigianato, vivono in villaggi governati dal consiglio degli
anziani e dai membri che lo compongono viene eletto un capo villaggio. La
coesione sociale e consolidata dai rituali della potente società segreta Poro.
Nella religione Senufo esistono due grandi divinità: Koulotiolo (potente Dio
creatore) e Katieleo (antica madre). Coacervo di popolazioni che condividono lo
stesso territorio I Senufo sono riusciti a mantenere un relativo isolamento,
rimanendo estranei alle guerre di islamizzazione. I villaggi sono divisi in
caste: i fabbri, gli scultori, i fonditori e i cuoiai, possono contare migliaia
di abitanti con discendenza matrilineare. I fabbri e gli scultori rispettati e
temuti per le relazioni che intrattengono con le forze soprannaturali, vivono
in aree del villaggio dedicate e il matrimonio è consentito unicamente
all'interno del rispettivo gruppo di appartenenza.
La produzione artistica Senufo è vasta e comprende figure antropomorfe e zoomorfe, maschere e copricapo, oggetti di uso quotidiano e funerari come i famosi letti ricavati da un unico blocco di legno pesante e resistente.
“I Senufo, o Siena, hanno una
maschera caratteristica di legno, e a volte di metallo, composta da un volto
con un alto corno piatto in testa, e una sorta di bargigli ai lati del collo:
si tratta in effetti di due gambe minuscole che la ricollegano simbolicamente
alla terra.”
Gabriele Mandel (a cura di), Capire l’arte africana, Bergamo,
Lucchetti Editore, 1987, p. 29.
Cfr. anche immagine a p. 93, Arte Africana, Firenze, SCALA Logos Ed.,
2010.