Studi, esperimenti ed analisi tra cui delle università di Siena e Perugia hanno dimostrato che le proprietà organolettiche dell’aglione non sono le stesse se coltivato in terreni al di fuori della Valdichiana, dove spesso vengono confusi gli aglioni con aglio gigante.
La Valdichiana è una valle che si estende tra le province di Siena e Arezzo arrivando a toccare alcuni luoghi dell’Umbria. Il suo stato antropomorfo inizia a prendere forma sin dal periodo degli Etruschi, antica civiltà che per prima rese florida la valle con il commercio e nuove tecniche agricole.
Sono di quel periodo i primi segni rimasti del porraccio, una pianta autoctona che nasceva intorno alle zone lacustri. Nel corso dei secoli la selezione dei migliori bulbi da parte degli agricoltori ha portato ad avere quello che oggi è l’Aglione della Valdichiana. Degli etruschi rimangono oggi innumerevoli tracce in tutti i comuni facenti parte della Valdichiana compreso la nostra Sinalunga.
Intorno all’anno 0, gli Etruschi furono soppiantati dall’impero Romano, proprio sotto i nostri terreni dove coltiviamo l’aglione a Sinalunga passa una strada romana, la Cassia Adrianea voluta dall’imperatore Adriano nel 123d.C. per collegare Firenze a Chiusi.
Durante il medioevo e l’abbandono delle valli per rifugiarsi all’interno dei feudi sulle colline, la valle andò via via inondandosi diventando una zona lacustre e paludosa, quella situazione che ha dato ai terreni le caratteristiche che oggi rendono straordinario il nostro Aglione si protrasse fino all’avvento della Repubblica Fiorentina, prima i Medici e poi i Lorena con il Granducato Di Toscana portarono avanti per secoli imponenti progetti di bonifica della valle che raggiunsero l’apice con Leopoldo I di Lorena i cui interventi marcano oggi più di tutti i nostri paesaggi chianini, i viali alberati, i disegni di terreni e torrenti e le caratteristiche case di campagna con le piccionaie dette proprio “leopoldine”.
I nostri terreni sorgono a Sinalunga in Localita Santarello piccola contrada di cui si trova notizie già dal 1557 nell’archivio comunale, quando con una delibera si autorizzava un certo Tommaso di Paulo Terrosi «di brusciare una stoppia in Contrada del Santarello»