Autore
A. Locatelli
Titolo
Tullia d'Aragona
Tecnica/Tecnique
incisione a bulino originale
original engraving
Periodo/Period
1836
Condizioni/Condition
ottime a parte lievi pieghe
very nice apart light folds
Dimensioni
immagine/picture cm 12 per 12 ca.
Il foglio/sheet cm 25 per 16 ca.
Si tratta di una incisione a bulino originale del 1836 non di una riproduzione moderna o fotoincisione.
It's an original engraving by 1836 not a modern copy or photo.
Per informazioni
tel 06 6865944
L'opera sarà accompagnata da certificato di autenticità e da ricevuta fiscale o fattura.
It comes with bill and declaration of authenticity.
Quasi venti anni di esperienza nella vendita di incisioni e libri antichi.
Nearly 20 years selling antique prints and books.
In vol I
Tullia d'Aragona (Roma, circa 1508 – Roma, 1556) è stata una poetessa e letterata italiana.
Figlia della cortigiana ferrarese Giulia Campana (diceva di essere figlia di Ludovico d'Aragona, nipote del re Alfonso II di Napoli), trascorse la sua prima giovinezza tra Firenze e Siena, ricevendo un'educazione raffinata e colta. In seguito la madre, intuendone le qualità artistico-letterarie, la riportò a Roma. Visse anche, e per un lungo periodo, a Ferrara (probabilmente intorno al 1537).
La sua casa era frequentata da letterati, intellettuali e personaggi in vista della società dell'epoca tra cui Giulio Camillo Delminio, Francesco Maria Molza, il cardinale Ippolito de' Medici, Filippo Strozzi, Benedetto Varchi (che fu suo amico e maestro di scrittura) e Girolamo Muzio, che scrisse numerosi componimenti poetici a lei dedicati.
Nel 1543 sposò a Siena Silvestro Guicciardini.
Verso il 1545 Tullia si recò a Firenze. A Cosimo I de' Medici , Duca di Firenze, dedicò la sua opera più famosa, il Dialogo della infinità d'amore (1547); opera che risentiva dell'influenza delle dottrine che Leone Ebreo aveva esposto nei suoi tre Dialoghi d'amore (1535) e che faceva parte di un genere molto in voga nel Cinquecento, il trattato dialogico sull'amore, ma che svelava però un originale punto di vista femminile che piacque al pubblico femminile e colto del Cinquecento (fu molto apprezzata dall’Aretino).
La raccolta delle Rime (1547), di ispirazione petrarchesca, fu dedicata invece alla contessa Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I e sua protettrice.
Tra i suoi sonetti più famosi vi è quello contro il predicatore Bernardino Ochino che, con rigore non lontano dal luteranesimo, aveva aspramente condannato le mascherate, la musica ed il ballo.
Sempre a Firenze, scrisse un rifacimento de Il Guerrin Meschino (1560), traducendolo da un'edizione spagnola e senza essere a conoscenza dell'originale trecentesco di Andrea da Barberino.
Tornata a Roma, morì improvvisamente e pressoché in solitudine.