Le Colline Albesi delle Langhe e del Roero
TARTUFO BIANCO D'ALBA
(TUBER MAGNATUM PICO)
GR 14
L’ambiente ideale del Tartufo Bianco D’Alba (Tuber Magnatum Pico) è il bosco di querce, ma lo si può trovare anche lungo le sponde di corsi d’acqua o fossati popolati di salici e pioppi, nei giardini e nei viali di tigli.
Ovviamente occorre un terreno adatto: ideale è quello calcareo oppure argilloso calcareo con la presenza di silice.
Ha pure importanza l’altitudine: è molto raro oltre i 600-700 metri.
Tipiche e pregiate sono le colline del Roero che si delineano ai margini della pianura torinese, la Langa albese e monregalese e la zona del Cebano.
Un mare di colline che alterna paesaggi aspri e selvaggi ad altri dolci e profondamente umanizzati, che hanno in Alba il naturale punto di incontro, la capitale.
Perchè Alba è da sempre il mercato, la fiera. Anche per il tartufo.
Il Cercatore di Tartufi “Trifulao”
ALBA TARTUFI
Il Cercatore di Tartufi è una Professione che richiede passione e vocazione. Il Cercatore di Tartufi, chiamato anche "Trifulao", cammina per ore ed ore, conosce i Territori e la sua Vegetazione, addestra i suoi Cani, osserva le Previsioni Meteo e le Lune, e tutto ciò, per cercare i migliori Tartufi riconosciuti in tutto il Mondo: il Tartufo Bianco d'Alba e il Tartufo Nero Pregiato del Piemonte.
La cerca e la cavatura del Tartufo, dal 2021 nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità - UNESCO, è un insieme di conoscenze e pratiche trasmesse da secoli. originatosi nei Territori Italiani che ancora oggi caratterizzano la vita contadina di interi gruppi di portatori e praticanti, i “Trifulao”. Possiedono un’ampia varietà di abilità e conoscenze (climatiche, ambientali, sulla vegetazione, morfologia del suolo) relative sia alla gestione degli ecosistemi naturali forestali, collinari e fluviali, sia al rapporto cane-tartufo. Tali abilità consentono prima la cosiddetta “cerca”, cioè l’individuazione di quelle aree che favoriscono la crescita spontanea della “pianta del tartufo”, dalle cui radici deriva il fungo sotterraneo denominato tartufo, e poi l’applicazione della tecnica tradizionale per individuarlo ed estrarlo, la cosiddetta “cavatura”. Quest’ultimo è il risultato sia delle capacità olfattive del cane, migliorate con l’allenamento, sia delle capacità dei portatori, i quali, per mezzo di una apposita vanga detta “vanghetto” o “zappino”, agiscono senza alterare le condizioni del terreno; questa pratica, permette di mantenere l’equilibrio ecologico e la biodiversità vegetale, mantenendo la tradizione che assicura la rigenerazione biologica stagionale delle diverse specie di Tartufi.
INTERVISTA
Signor TONY, quanti anni aveva quando ha iniziato la ricerca dei tartufi?
Ho iniziato ad appassionarmi ai tartufi intorno ai 20 anni.
Come è nata questa passione? È un proseguimento dell’attività di famiglia o ha iniziato da solo?
Sono entrato in una famiglia, quella della mia futura moglie, che aveva il papà riconosciuto come uno dei più bravi cercatori della zona. Mi ha trasmesso lui la passione per i tartufi e mi ha lasciato questa in eredità.
Per diventare tartufai cosa occorre fare? Ci sono dei corsi o si impara da autodidatta?
Normalmente si trasmette questa attività da generazione a generazione ma è possibile cominciare da zero seguendo amici o conoscenti sulla strada della ricerca del tartufo.
Si dice che la cosa più importante è avere un buon cane. Come si addestra un cane per la ricerca del tartufo?
Il cane è l’elemento fondamentale per ricercare i tartufi. Oggi quasi tutti i trifulau se lo addestrano da soli, prendendo un cucciolo che sia interessato ai tartufi, addestrandolo con pazienza, facendogli capire che quando trova un tartufo viene premiato. Poi lo si porta nei boschi assieme ad uno già bravo in modo che apprenda sul campo il lavoro da fare.
Qual è l’ora migliore per andare in cerca di tartufi?
Non vi sono ore migliori perché i tartufi maturano quando meno te lo aspetti. Da noi c’è tradizione per le ore notturne, in modo da rimanere nascosti nell’ombra e non farsi seguire da altri cercatori.
Di quale equipaggiamento si necessita?
Zappino per aiutarsi nello scavare in terreni duri, pila per la notte, abbigliamento come quello da caccia per posare nelle tasche i tartufi trovati. Non ultimo un bastone per aiutarsi nelle risalite dai fondovalle.
Perché è così costoso il tartufo bianco pregiato?
Perché è tutto naturale e non si può ancora coltivare! Inoltre, vi è una diminuzione della produzione dovuta all’abbandono dei boschi, al taglio di alberi tartufigeni per fare legna, al cambiamento climatico che ha sconvolto il microclima nel quale si sviluppa il tartufo. Crescente è invece la richiesta a livelli mondiali.
Ci descrive la giornata tipo di un cavatore di tartufi?
Si parte alla sera o all’alba muniti di cane e di grandi speranze. Si arriva nei boschi e si incita il cane a sentire il terreno con il naso, molto lentamente in modo che non gli sfuggano i profumi del tartufo. Poi si cambia zona, così per circa 3\4 ore fino a che si torna a casa, a volte con un buon raccolto, spesso anche senza nulla, ma lo stesso soddisfatti per aver visto il cane lavorare bene.
Quale caratteristiche deve avere un'annata per essere considerata buona e qual è stata - in assoluto - la sua annata migliore?
Neve in inverno con buone gelate per tenere il terreno morbido. Piovosità in primavera ed estate secca, ma con temporali estivi a luglio-agosto. Una certa umidità in settembre e ottobre, buone piogge a novembre e neve a dicembre. La mia annata migliore è stata il 2004.
Ogni anno si premia il tartufo di dimensioni più grosse, nonché di qualità migliore. Se di record si può parlare, quanto pesava il più grande che abbia mai trovato?
Il mio tartufo più grande pesava 615 grammi e l’ho trovato nel 2004.
Quali sono i compiti essenziali nell’essere anche il Presidente dei cercatori del Piemonte e a quali responsabilità si va incontro?
Coordinare i problemi relativi al mondo del tartufo che interessano tutti i trifulau piemontesi, e sono tanti, per permettere la sopravvivenza del tartufo stesso. Quindi: difesa degli alberi che producono tartufi dal loro abbattimento, messa a dimora di nuove piante tartufigene, ripristino delle condizioni che favoriscono la nascita dei tartufi con pulizia dei boschi e ripristino di aree vocate ormai in abbandono, creazione di una coscienza di rispetto da parte dei cercatori verso l’ambiente in generale.
E per finire, un tartufaio, quando è a tavola, come preferisce gustarli?
Sicuramente con i tajarin serviti in bianco con un po’ di burro e grattata di tartufo.
Buone anche le uova all’occhio di bue: NON fritte!