storia romana e giudaica nei versi del letterato cieco partenopeo, che ispirandosi specialmente a Flavio Giuseppe si sofferma sui (cattivi) rapporti tra romani e giudei ai tempi dell'impero


LA GERUSALEMME DISTRUTTA DA TITO VESPASIANO

Canti Dodici

di

Ferdinando Meterangelis

Napoli

dalla Tipografia di Reale

1850

PRIMA e unica edizione

rilegato in mezza pelle, piatti marmorizzati, titolatura calligrafica al dorso, pp 385, cm 15x21

<<volume di ardua sintesi, con all'interno il vasto poema reinterpretato dal Meterangelis (autore napoletano, poeta, affetto da cecità), autore il quale in questa opera "passa in rassegna gli Ebrei dividendoli per tribù...." descrivendone il carattere attraverso le arringhe di Simone e Giovanni, ...descrivendo il campo e l'accanimento del conflitto, con anche riferimenti alla clemenza di Tito, a Caio Svetonio, l'assedio di Gerusalemme>>

Tra il primo e il secondo quarto del XIX secolo si attesta una fioritura di poemi aventi per oggetto la conquista e la distruzione di Gerusalemme del 70 d. C., avvenuta per opera dell’esercito romano comandato dal futuro imperatore Tito. Nel 1819, a distanza di pochi mesi, furono pubblicati i primi sei canti della Gerusalemme distrutta di Cesare Arici e i primi due del Tito ossia Gerusalemme distrutta, opera postuma del conte udinese Daniele Florio; dieci anni più tardi vide la luce la Gerusalemme distrutta di Michele Mallio, seguita, nel 1847, da quella dell’abate vicentino Stefano Stefani e, nel 1850, dalla Gerusalemme distrutta da Tito Vespasiano di Ferdinando Meterangelis.1 La materia poetica è ricavata dal resoconto del conflitto offerto dal Bellum Judaicum dello storico giudeo (poi cittadino romano) Flavio Giuseppe, benché non manchino, da parte degli autori, sporadiche deviazioni dalla fonte e licenze narrative, la più evidente delle quali pertiene all’aspetto ideologico delle opere; comune ai cinque poemi è infatti una rilettura della vicenda in una prospettiva cristiana, che individua nella caduta della città una punizione divina inflitta al popolo ebraico. Sotto il profilo metrico, si registra il predominio dell’ottava rima, con l’unica eccezione dell’opera di Stefani, in endecasillabi sciolti.  


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