STORIA DELLA CONGIURA DEL PRINCIPE DI MACCHIA
e della occupazione fatta dalle armi austriache
DEL REGNO DI NAPOLI NEL 1707
del Marchese Angelo Granito principe di Belmonte,
già soprantendente generale degli Archivii Napoletani
Napoli, dalla Stamperia dell'Iride, 1861
2 tomi rilegati in pelle rossa, con piatto marmorizzato, in 8° (nel detestabilissimo gergo bibliologico significa in soldoni: 16x23 cm... in questo caso qualche millimetro in più), caratteri dorati sul dorso. Carta di ottima qualità morbida ed elastica (e questo spiega la conservazione).
L'opera si segnala per la sua rarità, la singolarità della vicenda interamente meridionale ricostruita e narrata, e nel nostro caso per la straordinaria conservazione dei volumi.
UN DOCUMENTO MOLTO RARO e una ricostruzione che non è affatto dilettantesca, anzi usa parametri che diremmo oggi "scientifici", elencando anche le fonti storiche alle quali l'autore ha attinto, uso del resto non comune nei testi storici dell'epoca.
La congiura di Macchia (che prende il nome da Gaetano Gambacorta, principe di Macchia, che vi partecipò ma non ne fu l'ideatore) fu una cospirazione con cui nel 1701 la nobiltà napoletana tentò senza successo di rovesciare il governo vicereale spagnolo, durante la crisi successoria che si verificò in seguito alla morte di Carlo II di Spagna con l'estinzione del ramo spagnolo degli Asburgo.
Il capo dei congiurati fu Tiberio Carafa, principe di Chiusano. Tra gli altri partecipanti alla congiura vi erano Girolamo Malizia Carafa, zio di Tiberio, Carlo di Sangro dei marchesi di San Lucido, Giuseppe Capece dei marchesi di Rofrano, Cesare Michelangelo d'Avalos marchese del Vasto, Francesco Spinelli duca della Castelluccia e Gaetano Francesco Caetani, IX duca di Sermoneta. L'attuazione del piano fu tentata tra la notte del 22 e la giornata del 23 settembre 1701, ma fallì quando il viceré spagnolo fu avvisato della congiura. Carlo di Sangro fu catturato e giustiziato, mentre Giuseppe Capece fu ucciso durante la sua fuga. Gli altri fuggirono dal Regno di Napoli e trovarono rifugio presso la corte imperiale a Vienna.
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