APPROFONDIMENTO: La serie de "Le Maschere Italiane" della Commedia dell'Arte - di Vincenzo Profetto
Le figure della Commedia dell’Arte rientrano nella produzione artistica della Manifattura Ginori di Doccia. Create in porcellana, bianca o policroma, queste statuette sono state proposte dalla Fabbrica fin dalle prime produzioni settecentesche, per proseguite nei secoli successivi fino ad oggi.
Il primo nucleo delle statuette appare intorno al 1748-49 nelle carte dell’opificio sotto il nome di “personaggi istrioni”. Si tratta, appunto, dei personaggi della Commedia dell’Arte Italiana, chiamati anche Maschere.
Queste statuette erano dipinte in policromia e avevano la funzione di adornare le tavole imbandite. Venivano prodotte in due misure: una più piccola e diffusa che variava dai 10 ai 12 cm e una più grande e rara intorno ai 20 cm usata per arricchire gli oggetti da tavola, come i rinfrescatoi da bottiglie con Arlecchino, Arlecchina e Dottore (1750-55). La produzione continuò nel secondo periodo (Lorenzo Ginori 1758-1791) e in quelli successivi. Le basette delle singole figure erano inizialmente quadrate, dipinte con motivi rocciosi, e successivamente anche rocaille.
Le statuine raffiguranti i personaggi italiani della Commedia dell’Arte andavano di moda nel Settecento, quindi venivano prodotte da diverse manifatture di porcellana europee. Tra le prime vi furono Meissen e successivamente Vienna. I modelli originari di Doccia sembrano essere ispirati proprio alla serie di maschere dalla fabbrica imperiale di Vienna prodotte tra il 1744 e il 1748, risultandone copie più o meno esplicite e meno raffinate. D’altronde vi erano stretti rapporti tra le due manifatture e Carlo Ginori alla fine degli anni quaranta del Settecento aveva ricevuto da Vienna una serie di maschere per essere copiate. Molte composizioni delle figure, passate da Vienna a Doccia, sono tratte all’origine dal repertorio delle incisioni, come quelle di J. J. Wolra, Orazio Marinelli, J. Callor, M. Engelbrecht. Le maschere Ginori presentano però una plastica più composta rispetto a quella prodotte in altre manifatture europee, più consona alla misura e all’equilibrio della tradizione toscana. Alcune di queste potrebbero essere state modellate da Gaspero Bruschi (1710-1780).
La produzione delle maschere è continuata nel secolo successivo e dagli anni ’60 dell’Ottocento iniziano a essere contrassegnate con il marchio blu della N borbonica - nelle sue varianti temporali (dipinta, timbrata e poi con l’aggiunta della dicitura Ginori) - e per questo si fanno rientrare nella linea artistica Ginori chiamata comunemente Capodimonte.
Nella serie moderna si annoverano almeno 16 figure: Arlecchino e Arlecchina, Brighella, Cecco, Cojello e Cojella, Colombina e Colombino, Rosaura e Florindo, Corallina, Dottore, Laura, Pantalone, Pulcinella, Peppinella (questi i nomi). Queste statuine hanno base quadrata come quelle più antiche, e come queste possono presentarsi in diverse varianti policrome, a dimostrazione delle varietà di soluzioni adottate nel tempo dai decoratori di Doccia. Oggi risultano fuori produzione.
Bibliografia:
• Lucca e le porcellane della Manifattura Ginori, Maria Pacini Fazzi editore/Fondazione Ragghianti, Lucca, 2001.
• Leonardo Ginori Lisci, La Porcellana di Doccia, Cassa di Risparmio di Firenze – Electa Editrice, Milano 1963.
• La manifattura Richard-Ginori di Doccia, a cura di Raffaele Monti, Firenze, Cassa di Risparmio, (De Luca edit., Roma), 1988.
• Paolo Jorio, L'Europa di porcellana, in Amici di Doccia – XIV, 2021
• Andreina d’Agliano, Catalogue – Porcelain, in Amici di Doccia – VII, 2013
• Andreina d’Agliano, Alcune porcellane di Doccia del Museo civico di Torino, in Amici di Doccia – I, 2007.
• Angela Caròla-Perrotti, I marchi del giglio di Capodimonte e della N coronata ferdinandea nelle porcellane di Doccia, in Amici di Doccia – II, 2008.