Ritroviamo nei “Principi” le stesse conclusioni del “Saggio” circa le due circostanze da cui dipende il saggio del profitto (le quantità di merci che costituiscono il saggio del salario; e la produttività del lavoro nella produzione delle merci-salario) ma l'argomentazione è mutata. Essa è ora fondata su una teoria generale del valore: la teoria secondo cui il rapporto in cui le merci si scambiano è determinato dalla quantità di lavoro occorso a produrle. Ricardo può evitare di supporre che i salari consistano soltanto di grano. Inizieremo l'esposizione con la teoria del valore e vedremo poi come essa sia posta a base della teoria della distribuzione.
Esempio: supponiamo che per ottenere alla fine di un ciclo produttivo annuale una misura di grano, ad esempio 100 q, occorrano 5 lavoratori e che, per ottenere invece una misura di tela, ad esempio 100 m, basti un lavoratore. Supponiamo inoltre che il salario annuo di un lavoratore sia 10 sterline, e che per la produzione, sia del grano sia della tela, il solo capitale impiegato sia quello necessario per pagare i salari all'inizio del ciclo produttivo. Se il saggio del profitto è del 50% il valore di una misura di grano sarà:
(10 x 5) (1 + 0.5) = 75 sterline
e quello di una misura di tela:
(10 x 1) (1 + 0.5) = 15 sterline
Per ottenere una misura di grano saranno perciò necessarie 5 misure di tela. Rapporto che è pari a quello tra le quantità di lavoro necessarie per produrre le due merci.
Essendo determinato dalle quantità di lavoro incorporate, il valore del grano relativamente alla tela dipende da circostanze tecniche e non può quindi mutare al mutare del saggio di salario e/o profitto. Se, infatti, il saggio del salario fosse di 12 sterline e quello del profitto del 25%, il valore di una misura di grano sarebbe:
(12 x 5) (1 + 0.25) = 75 sterline
e quello della misura di tela:
(12 x 1) (1 + 0.25) = 15 sterline
Una misura di grano si scambierebbe ancora con 5 misure di tela.
Nel ragionamento precedente abbiamo supposto che la durata del ciclo produttivo (e quindi il periodo di anticipazione dei salari) fosse la stessa sia per il grano sia per la tela. Abbiamo supposto inoltre che le produzioni di grano e di tela non richiedessero attrezzi o macchinari. Le conclusioni sarebbero state diverse se si fosse supposto che la durata del ciclo produttivo fosse diversa o che ogni lavoratore utilizzasse attrezzi di valore diverso nei due processi.
Esempio: Si supponga che il ciclo produttivo della tela sia di due anni, anziché di un anno come quello del grano. Il valore della tela sarà, quando il saggio del salario sia di 10 sterline e quello del profitto il 50%:
10(1 + 0.5) 2 = 22.5
Una misura di grano si scambierà perciò con:
75 / 22.5 = 3.3 misure di tela e non 5,
come richiesto dalla regola del lavoro incorporato. Come è facile verificare, inoltre, il valore del grano varierà al variare del saggio del profitto: aumenterà al diminuire di quest'ultimo. Ricardo ammise questa possibilità come “eccezione” e continuò a basare la sua teoria della distribuzione su questo principio.
Prima di procedere alla teoria del saggio di profitto occorre considerare la rendita della terra. Essa trova però facile collocazione nella teoria della distribuzione dei “Principi” quando si rifletta che il rapporto di scambio tra il grano e le altre merci dovrà essere regolato dalla quantità di lavoro occorso per produrlo sulle terre meno fertili in coltivazione; in caso diverso, chi impieghi il suo capitale sulle terre meno fertili non potrebbe ottenere il saggio di profitto ottenibile negli altri rami produttivi. D'altro lato, se il valore del grano è determinato dalla quantità di lavoro necessaria per produrlo sulle terre meno fertili, il valore del prodotto delle terre più fertili renderà più di quanto necessario per remunerare ai saggi vigenti il lavoro e il capitale ivi impiegato: la concorrenza tra capitalisti farà sì che questa eccedenza vada ai proprietari fondiari come rendita.
Esempio: Consideriamo il valore relativo della tela e del grano, entrambi prodotti con ciclo produttivo annuale, quando siano in coltivazione due tipi di terre: B dove una misura di grano richiede il lavoro di 5 uomini per un anno e A dove lo stesso prodotto richiede 4 uomini. Una misura di tela richiede, invece, il lavoro di un uomo. Posto pari a 10 sterline il saggio annuale di salario e al 50% il saggio di profitto, 1 misura di grano dovrà valere 75 sterline e una di tela 15 sterline. Se il grano dovesse valere solo 60 sterline, e scambiarsi quindi con la tela secondo la quantità di lavoro che occorre per produrlo sulle terre A, il capitale impiegato sulle terre B renderebbe il 20% e non il 50% e le terre verrebbero abbandonate. Poiché si è invece supposto che le terre B siano coltivate, il prezzo del grano deve essere 75 sterline. Sulle terre A saranno sufficienti 60 sterline a pagare i salari dei 4 lavoratori nonché il profitto del 50% sul capitale di 40 sterline: 15 sterline andranno perciò al proprietario come rendita.
Ora nei “Principi” ritroviamo la teoria dei profitti del “Saggio”. La differenza nell'argomentazione sta solo nel fatto che mentre nell'opera precedente il prodotto P e il “consumo necessario” N erano misurati in termini di grano, nei “Principi” quelle quantità sono misurate in termini di lavoro incorporato. Questa differenza è importante. Essa permette a Ricardo di considerare la determinazione del profitto nell'economia come un tutto risolvendo, nei limiti che vedremo, il problema del valore e di abbandonare l'ipotesi che i salari consistano interamente di grano. Ricardo, inoltre, offre una prima soluzione al problema, visto in Smith, che si pone quando la nozione di sovrappiù venga usata per l'analisi del processo produttivo sociale: come esprimere il valore di aggregati dati di merci in termini che non presuppongono la conoscenza di come il prodotto sociale sia diviso tra salari, profitti e rendite. La quantità di lavoro necessaria per produrre le merci soddisfa quel requisito, essa dipende soltanto dalle condizioni tecniche della produzione.
Rimangono ora da considerare le questioni che Ricardo lasciò insolute. Esse sono essenzialmente le due che già abbiamo avuto modo di rilevare. La prima, relativa alla teoria quale essa è enunciata nei “Principi”, sta nel fatto che le merci si scambiano secondo il lavoro incorporato soltanto nell'ipotesi di eguaglianza, in tutti i rami produttivi, del periodo di anticipazione dei salari e del valore dei mezzi di produzione impiegati da ogni lavoratore. Quando le merci non si scambiano secondo il lavoro incorporato non è più possibile affermare che il saggio del profitto sia dato dal rapporto tra il lavoro incorporato nel sovrappiù S = P – N e quello incorporato nel “consumo necessario” N. Ricardo si rende conto di questa deficienza della sua teoria e, come un manoscritto venuto recentemente alla luce mostra, ancora negli ultimi giorni della sua vita egli stava tentando di risolverla.
L'altra deficienza della teoria dei profitti di Ricardo è la riduzione del capitale ai salari annui. Su questo punto esistono in Ricardo numerose contraddizioni. Da un lato egli, soprattutto quando si riferisce ai singoli produttori, riconosce l'esistenza di un capitale costituito da mezzi di produzione, accanto a quello costituito dai mezzi di sussistenza anticipati ai lavoratori per la durata del ciclo produttivo annuo, e ne tiene conto nel calcolare il saggio del profitto. Dall'altro quando enuncia i fattori che determinano il saggio del profitto nell'intera economia, non sembra avvedersi che i mezzi di produzione impiegati costituiscano una circostanza che può influire sul saggio del profitto in modo del tutto indipendente dal rapporto S / N.

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