COLINI, ANTONIO MARIA

Il fascio littorio di Roma. Ricercato negli antichi monumenti

Roma: La Libreria dello Stato, [1932]. XVI, 261, [2] pagine. 29X23 cm. Brossura editoriale molto ben conservata, senza difetti, come nuovo. Interno ottimo, con numerose illustrazioni in bianco e nero nel testo.

MOLTO RARO


INSIGNIA IMPERII chiama Livio solennemente i simboli venerandi della potenza romana, primi tra i quali i fasci. Li abbia adottati Romolo leggendario o siano cominciati più tardi, siano di origine etrusca o creazione romana, è certo che appaiono come insegna del potere all'alba della storia d'Italia e dell'Italia soltanto. Solo infatti i nostri antichi conobbero l'uso di questo gruppo di verghe lunghe un metro e mezzo, forti e flessibili, tenute ferme a un bastone centrale da un intreccio di legamenti di cuoio: i fasci, impugnati dai littori che accompagnavano dovunque il magistrato.

Due littori ebbero i magistrati minori, ma sei il pretore, dodici il console e poi l'imperatore, ventiquattro il dittatore e, tra gli imperatori, Augusto e Domiziano. E ci par di vederli questi littori, vestiti della severa toga o del paludamento di guerra, marciare in fila, uno dietro l'altro con il grande fascio appoggiato alla spalla sinistra per accompagnare il magistrato e annunziarne l'arrivo affinchè tutti gli cedano il passo e lo riveriscano. Essi sono sempre rappresentati a piedi, anche quando il capo è a cavallo o sul carro trionfale: i littori dunque erano per eccellenza fanti.

Quando poi, il magistrato aveva l'"imperium militiae", che assumeva, tranne casi eccezionali, sempre fuori Roma e poi fuori d'Italia, ecco nel fascio inserirsi la scure, una scure analoga a quella sacrificale e adorna di una protome con testa ferina o con l'immagine d'un genio protettore. Giacchè il fascio non era una creazione astratta o simbolica, le verghe e la scure erano pronte per essere adoperate, quando si doveva punire, anche di morte, chi fosse reo di delitto verso gli dei o verso la Patria.

Simbolo dunque augusto e terribile il Fascio, del diritto di vita e di morte e del potere che, conferito dal popolo e esercitato in nome del popolo, dava al popolo sicurezza e libertà.